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22/02/2019
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Quanta innovazione c’è nel presente (e futuro) delle utility italiane?

Quanta innovazione c’è nel presente (e futuro) delle utility italiane?

A questa domanda ha risposto la VII edizione del convegno Top Utility, che ha evidenziato come il settore dei servizi sia ai vertici tra le attività economiche del nostro Paese. La sfida della decarbonizzazione “obbliga” tuttavia a un ulteriore sforzo. Nel corso dell’evento assegnati anche i premi Sostenibilità e Ricerca & Innovazione promossi da RSE.


È A2A il “campione” del 2019.

Lo scorso 21 febbraio, nel corso della VII edizione del convegno Top Utility, l’azienda di servizi lombarda è stata premiata nella classe Assoluto. C’era molta attesa, in particolare, per il riconoscimento nelle categorie Sostenibilità e Ricerca & Innovazione promosse da RSE (da alcuni anni partner dell’iniziativa). Il primo se l’è aggiudicato Acque SpA; mentre il Gruppo CAP ha prevalso per Ricerca e Innovazione.

Il convegno ha ribadito come la sostenibilità sia sempre più al centro delle attività delle utility italiane. Un solo dato: nel 2017 sono state 51 (tra le 100 prese in esame) le aziende che hanno redatto il rapporto di sostenibilità, quattordici in più rispetto all’anno precedente e diciassette in più rispetto al 2015. E proprio il tema della sostenibilità, come ha evidenziato Francesco Vetrò, presidente GSE, “sta sempre più favorendo una positiva creazione di rete tra le multiutility”.


Nella ricerca le utility non sono più la Cenerentola

Il dato eclatante che emerge dallo studio riguarda la crescita degli investimenti in impianti, reti e attrezzature: +26 per cento (da 4,5 a 5,7 miliardi di euro). Le sole utility elettriche hanno registrato una crescita del 32 per cento, rispetto al +21 delle aziende idriche. Queste ultime sono quelle che investono maggiormente in relazione al fatturato. Nel settore elettrico l’investimento medio per abitante è stato di 37,1 euro (47,6 nell’idrico e 19,4 per le multiutility nel waste management).

Il settore non è più la Cenerentola. Oltre il 90 per cento delle aziende svolge attività di R&S; abbiamo rilevato 227 accordi con le Università e poco meno di 400 progetti a vario titolo innovativi. I filoni prevalenti sono la digitalizzazione, la mobilità, la convergenza tra innovazione e sostenibilità. La tendenza, soprattutto per le realtà di maggiori dimensioni, è lo sviluppo di approcci cooperativi e di open innovation, attraverso collaborazioni con start-up.

Alessandro Marangoni (Althesys)


Pronti a investire oltre 40 miliardi nei prossimi 10 anni

Rispetto a quanto fatto finora, da qui al 2030 bisogna alzare l’asticella: lo dicono la RED II e la bozza di PNIEC consegnata a Bruxelles. FV ed eolico sono prossimi alla market parity, quindi il sostegno diretto sarà sempre meno importante. Ma gli obiettivi sono davvero ambiziosi: 8,4 GW di eolico e oltre 31 di FV. Sono quantitativi importanti che vanno oltre quanto fatto negli ultimi anni. E forse le stime peccano di ottimismo per il FV che, a nostro avviso, richiederà 37-40 GW di nuove installazioni.

Le aziende del settore elettrico sono pronte a rispondere investendo oltre 40 miliardi di euro solo per la generazione aggiuntiva (con l’auspicio di non dimenticarsi dello sviluppo di idroelettrico, biomasse e geotermico). Questo sforzo si tradurrà anche in un aumento di occupati permanenti di 15 mila unità nella generazione al 2030; 37 mila permanenti lungo l’intera filiera.

Andrea Zaghi (Elettricità Futura)


La sostenibilità è la ragione d’essere per il nostro settore

A lungo le multiutility sono state appesantite dall’immagine di carrozzoni, “poltronifici” in grado solo di sprecare risorse. Negli ultimi anni siamo riusciti a dimostrare che una impresa pubblica può e deve essere più efficiente ed eccellente di una privata tradizionale. E il nostro settore ha prodotto utili per 1,5 miliardi. Ci aspettavamo una medaglia e invece, appena raggiunto ciò che ci chiedevano da anni, la polemica si è spostata: “No, non potete fare utili, è cosa pubblica”.

In termini di sostenibilità le public utility sono più avanti di altri settori, “avvantaggiate” dal loro stesso ruolo: quello di rendere migliore la vita dei cittadini. La sostenibilità è la ragione d’essere per il nostro settore.

Sostenibilità è economia (chi investe in sostenibilità non peggiora il suo risultato economico, ma lo migliora). Sostenibilità è strategia (il piano strategico e il bilancio di sostenibilità non possono essere separati; il piano industriale deve avere tra gli obiettivi la sostenibilità). Sostenibilità è governance (l’azienda deve crederci davvero). Sostenibilità è trasparenza (bisogna impegnarsi ex ante con obiettivi numerici precisi e non semplici propositi, rendicontati con una certificazione esterna). Sostenibilità è cultura (se davvero vogliamo che entri nel dna aziendale, lo sforzo da fare è in termini di formazione, educazione, comunicazione interna).

Giovanni Valotti (Utilitalia)


Anche la finanza è green

Stiamo assistendo alla crescita della cosiddetta “finanza sostenibile”. I Green bond rappresentano, in sostanza, una finanza tradizionale, con emissioni obbligazionarie, ma hanno performance legate alla sostenibilità. Piani industriali sostenibili possono, infatti, intercettare una maggiore quantità di investitori. Una tipologia di investitori che hanno una visione di ritorno dell’investimento sul medio-lungo periodo, conferendo ai Green bond una minore volatilità.

In Italia assistiamo sempre più spesso all’emissione di questi bond da parte delle maggiori utility, che usano questi strumenti per finanziare l’innovazione e la ricerca.

Carlo Montella (Orrick)


C’è molto da fare e molto da innovare

A dispetto degli impegni sulla decarbonizzazione, i dati relativi al 2018 indicano addirittura un trend di aumento delle concentrazioni globali di CO2. Anche per l’Italia gli scenari meteorologici elaborati da RSE danno prospettive non confortanti, con un incremento dei fenomeni estremi di picchi di calore, siccità, neve bagnata, bombe d’acqua.

Serve dunque un  cambiamento profondo nel sistema economico ed energetico mondiale. C’è molto da fare e molto da innovare.

Ma quale innovazione? La IEA ci dice che delle 38 tecnologie prese in esame come necessarie per la transizione energetica solo 4 stanno procedendo molto bene, mentre 11 sono in forte ritardo.

Bisogna innovare in una logica di sistema. Innovare vuol dire anche metodologie innovative; lavorare con un approccio che consideri il ciclo di vita (LCA); coinvolgere il territorio (si pensi alla identificazione delle aree idonee per installare il FV a terra o l’eolico). Innovare è anche attenzione al sociale (cruciale è il tema della povertà energetica) e al cittadino (nessuna delle tecnologie avrà uno sviluppo senza un adeguato grado di accettazione da parte dell’utente).

Michele de Nigris (RSE)

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