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La bolletta elettrica nazionale
e le sue principali componenti






Dal 01/01/2012 sono state soppresse le addizionali comunali e
provinciali per le regioni a statuto ordinario, mentre quelle per le re -
gioni a statuto speciale e le province autonome sono state soppresse
a decorrere dal 01/04/2012. Le nuove aliquote per gli “altri usi” (non
domestici) sono entrate in vigore il 01/06/2012. Il quadro delle im -
poste sull’energia elettrica attualmente in vigore si presenta dunque
come evidenziato in Tabella 4.19.
Sulla base del quadro sopra sintetizzato è possibile dare una va -
lutazione del peso dell’imposizione fiscale sul totale della bolletta
elettrica. Per quanto riguarda i consumi domestici, l’AEEGSI defini -
sce un consumatore tipo con consumi annui pari a 2.700 kWh e po-
tenza pari a 3 kW. Per questa tipologia di consumi, il peso del fisco è
stimato al 13,4% del totale del prezzo di vendita (valori aggiornati al
secondo trimestre 2013). La struttura delle accise fa sì che il regime
fiscale applicato agli usi domestici si configuri come moderatamente
progressivo, favorendo i piccoli consumatori e penalizzando relativa -
mente i consumi per le seconde case.
Più complesso è il quadro della fiscalità gravante sulle attività
produttive. Come già accennato, nel 2012 sono state abolite le addi -
zionali provinciali e comunali sulle accise. Fino a dicembre 2011 e
prescindendo dall’IVA la tassazione in vigore presentava un carattere
regressivo, tendendo a ridurre la propria incidenza al crescere dei
volumi consumati.
Si presentavano in sostanza tre scalini: sino a 200.000 kWh/mese
le imprese pagavano sia l’accisa erariale sia l’addizionale provinciale,
su tutto il montante di consumo; per volumi compresi tra 200.000 e
1.200.000 kWh/mese versavano integralmente l’accisa dovuta all’e -
rario mentre versavano l’accisa provinciale solo sui primi 200.000
kWh/mese; oltre 1.200.000 kWh/mese infine scattava l’esenzione
dell’accisa erariale su tutto il consumo, mentre restava l’onere relati -
vo all’addizionale provinciale sui primi 200.000 kWh/mese.
Il sistema impositivo si presentava dunque come fortemente re -
gressivo: per le imprese con consumi fino a 200.000 kWh/mese il
peso delle accise era di 14,5 euro/MWh, scendeva in modo quasi
lineare fino a 0,5 euro/MWh per consumi inferiori a 1.200.000 kWh/
mese e si riduceva oltre tale limite per tendere a zero per consumi
superiori a 10.000.000 kWh/mese.
La riforma entrata in vigore nel giugno del 2012, con l’abolizione
delle accise provinciali e comunali, ha mantenuto la struttura a sca-
lini (200.000 kWh/mese; 1.200.000 kWh/mese), attenuandone però
la regressività.
Il carico fiscale delle accise gravante sulle piccole imprese (con -

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