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sono stati tratti dai “Dati Statistici” pubblicati da TERNA. I dati sono
riferiti all’anno 2012, l’ultimo per il quale, al momento di mandare
in stampa questa monografia, sono risultati disponibili i dati di va -
lore aggiunto suddivisi per settore di attività economica. Dovendo
per omogeneità calcolare in termini monetari il valore dell’energia
elettrica venduta, da cui desumere l’incidenza sul PIL e sul valore
aggiunto, basandosi sui dati riportati nella pubblicazione AEEGSI
“Relazione Annuale sullo stato dei servizi e sull’attività svolta - 31
marzo 2014” sono stati stimati valori medi di 0,25 €/kWh per clienti
domestici, 0,15 €/kWh per i settori industriali più energivori e 0,20
€/kWh per gli altri clienti. Si tratta evidentemente di dati approssi -
mati, che non dovrebbero però inficiare le considerazioni di massi-
ma da essi desunte.
Sulla base di tali dati e assunzioni, si osserva che il rapporto fra il co -
sto complessivo di acquisto dell’energia elettrica e il PIL è di circa il 4%.
Più significativa è l’analisi del rapporto fra il costo di acquisto
dell’energia elettrica e il valore aggiunto dei diversi settori economici
esaminati, rappresentato in Figura 1.4. Si osserva che tale rapporto è
più basso della media nazionale per il settore terziario e la Pubblica
Amministrazione, poco sopra la media nazionale per l’agricoltura e
sensibilmente più elevato (5,8%) per l’industria.
Molto elevata risulta l’incidenza dell’energia elettrica per quanto ri -
guarda, in ordine decrescente, la metallurgia, la chimica, la lavorazione di
plastica e gomma, l’industria cartaria e quella alimentare 3 : per tutti questi
settori l’incidenza sfiora, e in molti casi supera ampiamente il 10%.
Stante il già citato e ampio divario del prezzo dell’energia elet
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trica fra l’Italia e gran parte dei Paesi nostri naturali concorrenti, si
può ritenere che per i settori citati tale divario comporti una pena -
lizzazione significativa (da qualche punto percentuale fino a valori
intorno al 10% dei costi di produzione, nei casi peggiori) in termini
di competitività, e rappresenti un freno allo sviluppo industriale, se
non addirittura una minaccia alla presenza italiana in questi settori.




3 Tali risultati sono influenzati dall’aver scelto come parametro di confronto
il rapporto (costo energia elettrica)/(valore aggiunto): l’impiego del valore
della produzione al posto del valore aggiunto porterebbe a risultati assai
diversi, in funzione ad esempio del diverso peso delle materie prime e dei
semilavorati nei vari settori. Si ritiene tuttavia che questa circostanza non
tolga validità né quantitativa, né tantomeno qualitativa, alle considerazioni
che seguono. Inoltre, essendo il valore aggiunto pari al fatturato depurato dei
costi per materie prime e servizi esterni, lo si è ritenuto un parametro più
correttamente correlabile ai consumi energetici dell’azienda.

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