Page 151 - Resilienza sistema elettrico
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Una riduzione delle precipitazioni nella stagione estiva, con valori di
circa il 20 per cento sull’Italia centrale e maggiori del 20 per cento sulle
regioni meridionali; un loro aumento nella stagione invernale relativa-
mente all’Italia settentrionale, da intendersi più come piogge che neve,
in quanto associate a rialzi termici. 10
Una debole riduzione dell’intensità del vento, coerente con un rin-
forzo della circolazione anticiclonica [90][91], ma la grande variabilità tra
i modelli non permette di individuare un segnale chiaro sulla variazio-
ne media del vento nelle prossime decadi.
È utile notare che la concomitanza di innalzamento termico e ridu-
zione delle precipitazioni nella stagione estiva, dedotta da tali scenari,
rende la stagione estiva particolarmente critica. Inoltre, il riscaldamen-
to invernale potrebbe compromettere la conservazione dei ghiacciai (da
cui dipende la disponibilità della risorsa idrica), nonché la consistenza
del permafrost (il cui degrado comporta rischi di dissesto del terreno).
Variazioni degli eventi estremi
Per studiare l’evoluzione della resilienza nei decenni è utile soffer-
marci soprattutto sull’effetto dei cambiamenti climatici sulla frequenza
e l’intensità degli eventi estremi. Un modo per caratterizzare le proba-
bilità di occorrenza degli eventi estremi è analizzare la densità di pro-
babilità (Probability Density Function–PDF), in particolare la coda della
PDF che identifica proprio tali fenomeni estremi. Come descritto dalla
Figura 6.16, se nel tempo la distribuzione “si sposta”, gli eventi che in
precedenza erano casi isolati diventano più frequenti, segno di una so-
stanziale modifica del clima.
Un modo per caratterizzare le variazioni termiche estreme è ana-
lizzare come varia il 10° percentile della temperatura minima e il 90°
percentile della temperature massima, nello scenario futuro rispetto a
quello di riferimento.
L’analisi del 10° percentile delle tmin presenta un rialzo di 1,5-2 °C
sulle regioni alpine, ed evidenzia i seri rischi per la conservazione dei
9 La soglia di 2,0 °C è stata indicata dagli studiosi nella Conferenza
di Copenaghen del 2009 e confermata a Durban nel 2011, come limite
massimo da non superare per evitare catastrofi ambientali.
10 Ad integrazione di questi risultati validi per l’Italia si segnala che i modelli
indicano in aumento le precipitazioni a nord delle Alpi, con rischi di piogge
molto intense e conseguenti disastri ambientali. Nevicate abbondanti,
superiori alla media, sono previste per il versante alpino settentrionale.
Questa informazione è di interesse per l’eventuale valutazione dell’influenza
delle condizioni meteorologiche estreme sull’interconnessione elettrica
internazionale.
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