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La propensione all’efficienza energetica
nei settori industriali
1.4 Le esternalità ambientali
Il consumo di energia da parte dei settori finali determina emissioni
di sostanze inquinanti in atmosfera dirette e indirette. Sono dirette
quando l’energia impiegata viene generata in loco attraverso la
combustione di fonti primarie o secondarie di energia. Si può par-
lare di emissioni indirette quando, invece, si ricorre alla fonte elet-
trica, la cui produzione ha richiesto l’impiego di risorse energetiche
contabilizzate negli usi intermedi.
Ciò che interessa, in questo paragrafo, è misurare le emissioni di
CO collegate alle attività produttive, per valutare la rilevanza del
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ruolo di ciascun settore nelle politiche di contrasto del cambia-
mento climatico. Resta inteso che la CO , per quanto di primaria
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importanza, è solo uno dei gas climalteranti rilasciati dalle attività
industriali che, nei processi di combustione, generano emissioni di
numerose altre sostanze inquinanti anche se non climalteranti.
È interessante constatare come in Italia quasi i tre quarti degli im-
pianti soggetti all’Emission Trading Scheme (Direttiva 2003/87/CE e
successive modificazioni) rientrino nel comparto manifatturiero. In
particolare, gli operatori di alcuni settori, esposti a rischio di delo-
calizzazione a causa dei costi del carbonio (cosiddetto carbon lea-
kage), ricevono una parte di quote a titolo gratuito affinché la loro
competitività non sia intaccata. Ad ogni modo, l’impatto dell’ETS
sulla competitività delle imprese dell’UE sembra essere negativo
(Valeria Costantini e Massimiliano Mazzanti, 2012). Le differenze tra
settori, tuttavia, sono molto accentuate, per cui occorre specificare
che le perdite di competitività riscontrate riguardano soprattutto i
cosiddetti comparti a medio-bassa tecnologia, tra cui rientrano gli
energivori.
Il livello di produttività energetica è la prima causa delle differenze
settoriali, come si può desumere dal confronto con l’intensità car-
bonica. Questo indice, calcolato come rapporto tra quantità di emis-
sioni di CO e valore dell’output, dà una misura fisica delle
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esternalità negative per ciascuna unità di prodotto e può essere
considerato rappresentativo dell’impronta climatica dei singoli set-
tori. La restante parte della variabilità dell’indice di intensità car-
bonica è legata, invece, al diverso mix delle fonti energetiche
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