Page 27 - RSE Energia elettrica anatomia costi
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rispetto a quelli di una centrale a gas a ciclo combinato, e il poten-
ziale aumento dei prezzi di tale fonte per la crescente domanda da
parte di Paesi come Cina e India. L’incremento dei prezzi può essere
contrastato dalla crescita dello sfruttamento dello shale gas, come
di recente avvenuto nel caso degli USA, dove proprio l’accresciuto
utilizzo del gas ha portato a una riduzione della domanda di carbone
e al conseguente aumento dell’offerta sugli altri mercati.
In assenza dello sviluppo di tecnologie di cattura e sequestro
della CO 2 , nel caso dell’implementazione di politiche più restrittive
sull’emissione di gas climalteranti, con conseguente incremento dei
prezzi dei permessi di emissione di CO 2 , gli impianti di generazione
a carbone risultano maggiormente penalizzati rispetto a quelli a gas,
per via delle più elevate emissioni specifiche.
In ambito nazionale, inoltre, la risorsa carbone è scarsamente di-
sponibile e deve essere importata per la quasi totalità, come per tutti
i combustibili fossili.
I diversi fattori sfavorevoli sopra citati, uniti a meccanismi auto -
rizzativi piuttosto complessi, hanno determinato in Italia un quadro
di ridotto utilizzo del carbone come fonte di energia elettrica rispetto
a quello mediamente rilevabile su scala internazionale. Infatti, se a
livello mondiale la produzione di energia elettrica da carbone è pros -
sima al 40% del totale e a livello europeo si aggira attorno al 30%, dai
dati statistici disponibili sul sito di AEEGSI si ricava che in ambito na -
zionale nel quinquennio 2008-2012 la produzione di energia elettri-
ca lorda da combustibili solidi (carbone nazionale ed estero) è stata
mediamente pari al 14,1% dell’energia lorda totale prodotta, con una
punta del 15,6% nel 2012 corrispondente a 46.755 GWh.
La maggior parte di questa energia è prodotta da impianti con po -
tenza nominale superiore ai 50 MW, per una capacità installata non
inferiore a 9.500 MW. Se si escludono 2 gruppi da 320 MW con caldaia
a letto fluido, gli altri impianti sono tutti a polverino di carbone. L’età
media delle centrali è elevata e valutabile nell’intorno dei 30 anni.
Dai dati statistici TERNA sulla produzione di energia elettrica,
relativi al 2012, si ricava inoltre che il consumo specifico netto per la
produzione termoelettrica da combustibili solidi è stato pari a 2.425
kcal/kWh, che corrisponde ad un rendimento del 35,5%. In realtà,
il valore di rendimento più comunemente indicato per un tradizio -
nale impianto a carbone di grossa taglia è pari al 38÷39%. Per gli
impianti basati su configurazioni e parametri del vapore tradizionali,
la tecnologia è in larga parte consolidata ed eventuali miglioramenti
di prestazioni e rendimento non possono che essere marginali. Ri -
sultati significativi si possono ottenere con gli impianti supercritici o
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rispetto a quelli di una centrale a gas a ciclo combinato, e il poten-
ziale aumento dei prezzi di tale fonte per la crescente domanda da
parte di Paesi come Cina e India. L’incremento dei prezzi può essere
contrastato dalla crescita dello sfruttamento dello shale gas, come
di recente avvenuto nel caso degli USA, dove proprio l’accresciuto
utilizzo del gas ha portato a una riduzione della domanda di carbone
e al conseguente aumento dell’offerta sugli altri mercati.
In assenza dello sviluppo di tecnologie di cattura e sequestro
della CO 2 , nel caso dell’implementazione di politiche più restrittive
sull’emissione di gas climalteranti, con conseguente incremento dei
prezzi dei permessi di emissione di CO 2 , gli impianti di generazione
a carbone risultano maggiormente penalizzati rispetto a quelli a gas,
per via delle più elevate emissioni specifiche.
In ambito nazionale, inoltre, la risorsa carbone è scarsamente di-
sponibile e deve essere importata per la quasi totalità, come per tutti
i combustibili fossili.
I diversi fattori sfavorevoli sopra citati, uniti a meccanismi auto -
rizzativi piuttosto complessi, hanno determinato in Italia un quadro
di ridotto utilizzo del carbone come fonte di energia elettrica rispetto
a quello mediamente rilevabile su scala internazionale. Infatti, se a
livello mondiale la produzione di energia elettrica da carbone è pros -
sima al 40% del totale e a livello europeo si aggira attorno al 30%, dai
dati statistici disponibili sul sito di AEEGSI si ricava che in ambito na -
zionale nel quinquennio 2008-2012 la produzione di energia elettri-
ca lorda da combustibili solidi (carbone nazionale ed estero) è stata
mediamente pari al 14,1% dell’energia lorda totale prodotta, con una
punta del 15,6% nel 2012 corrispondente a 46.755 GWh.
La maggior parte di questa energia è prodotta da impianti con po -
tenza nominale superiore ai 50 MW, per una capacità installata non
inferiore a 9.500 MW. Se si escludono 2 gruppi da 320 MW con caldaia
a letto fluido, gli altri impianti sono tutti a polverino di carbone. L’età
media delle centrali è elevata e valutabile nell’intorno dei 30 anni.
Dai dati statistici TERNA sulla produzione di energia elettrica,
relativi al 2012, si ricava inoltre che il consumo specifico netto per la
produzione termoelettrica da combustibili solidi è stato pari a 2.425
kcal/kWh, che corrisponde ad un rendimento del 35,5%. In realtà,
il valore di rendimento più comunemente indicato per un tradizio -
nale impianto a carbone di grossa taglia è pari al 38÷39%. Per gli
impianti basati su configurazioni e parametri del vapore tradizionali,
la tecnologia è in larga parte consolidata ed eventuali miglioramenti
di prestazioni e rendimento non possono che essere marginali. Ri -
sultati significativi si possono ottenere con gli impianti supercritici o
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