Page 55 - RSE Energia elettrica anatomia costi
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Nell’ambito dei sistemi di piccola taglia (fino a qualche MW) l’a-
dozione dell’acqua come fluido di lavoro è penalizzante sia dal punto
di vista della complessità dell’impianto, sia dal punto di vista dell’effi -
cienza dei diversi componenti, in particolare della turbina. La scelta di
un opportuno fluido di lavoro, come ad esempio un polisilossano (flu -
ido organico), permette di ottimizzare il turboalternatore e la confi-
gurazione dell’impianto, ottenendo una buona efficienza e un’elevata
affidabilità di esercizio. La tecnologia è allo stato commerciale e sono
disponibili unità cogenerative da una potenza minima di 50 kW elettri -
ci con rendimenti attorno al 12-25%, crescenti in funzione della taglia.
Il ciclo con motore Stirling è invece una tecnologia ancora allo stato
prototipale che si colloca nell’ambito della micro-cogenerazione. Nell’am -
bito di sistemi di piccola taglia (ad esempio, inferiori ai 50 kWe), i motori
Stirling costituiscono potenzialmente una valida alternativa ai cicli Ran -
kine a fluido organico. L’assenza di un fluido intermedio termovettore tra
il sistema di combustione della biomassa e il motore permette di raggiun -
gere rendimenti paragonabili alle altre tecnologie concorrenti.
Il panorama relativo all’impiego delle biomasse per la generazione
elettrica è quindi molto complesso, in quanto presenta una molteplicità
di combinazioni possibili di taglia di impianto, di tecnologia e tipo di
combustibile impiegato. La situazione è per di più in rapida evoluzione,
dato il suo carattere di fonte rinnovabile che trova interessanti sinergie
con la gestione agro-forestale. I dati riportati in Tabella 2.6 (a pagina
53) sono un esempio di casi di studio condotti da RSE, basandosi su
esperienze reali con impianti in esercizio, per tre differenti tipologie di
impianti di generazione alimentati con questa fonte energetica.




2.6.4 i termovalorizzatori
Il recupero di energia nei termovalorizzatori di rifiuti solidi urba -
ni è ormai una caratteristica prevalente negli impianti del parco na-
zionale, allineando anche l’Italia per questa via nella linea virtuosa
delle “3R” (riduzione, riuso, riciclo), perseguita con forza in ambito
europeo specie nell’ultimo decennio.
Il parco italiano (dati 2010) è attualmente composto da 53 impian -
ti in esercizio di cui 50 effettivamente operativi, distribuiti in modo
non uniforme sul territorio nazionale con 29 impianti nel Nord, 15
nel Centro e 9 al Sud e con una prevalenza delle regioni settentrio -
nali (la sola Lombardia ha 15 termovalorizzatori in funzione). Per i
prossimi anni sono in programma, in fase di progettazione o in co -
struzione, circa una dozzina di nuovi termovalorizzatori.

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