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                                    giunto è il valore della produzione al netto dei costi di tutti i fattori
                                    impiegati, escluso il lavoro. Dunque, una variazione della produtti-
                                    vità del lavoro non ha influenza sull’indice di redditività utilizzato,
                                    che diventa così una sorta di misura della capacità di remunerare
                                    sia imprenditori che lavoratori.
                                    Anche in questo caso, la relazione con la produttività dell’energia
                                    rimane confusa e incerta (Tabella 4). Posto che la redditività ha su-
                                    bito quasi ubiquitariamente un’inversione di tendenza nel 2008, vi-
                                    rando alla crescita in coincidenza con la crisi economica, con riprese
                                    che in alcuni settori (Minerali non metalliferi e Metallurgia) si sono tra-
                                    sformate in superamenti del livello del 1995, appare comprensibile
                                    uno scollegamento con la produttività energetica. La correlazione,
                                    infatti, assume contorni significativi solo nei settori Minerali non me-
                                    talliferi in senso positivo e Mezzi di trasporto e Chimica e Farmaceutica
                                    in senso negativo.
                                    In definitiva, il fattore energia non sembra essere cruciale nel pe-
                                    riodo considerato.
                                    L’analisi, certamente penalizzata dalla scarsa granularità dei dati,
                                    che non impedisce alle dinamiche interne ai singoli settori (ad
                                    esempio, le trasformazioni di prodotto o di processo) di distorcere i
                                    risultati, fa emergere una certa insensibilità verso la produttività
                                    energetica sia del livello di produzione sia dei risultati economici
                                    conseguiti.
                                    Ciò è tanto più evidente guardando ai settori tipicamente energy in-
                                    tensive (Carta ed Editoria, Minerali non metalliferi, Metallurgia, Mobili,
                                    Gomma, Plastica e Altre manifatture, Chimica e Farmaceutica) che, per
                                    quanto dimostrino di subire un’influenza più rilevante da parte del
                                    fattore energia, non sembrano essere interessati da tendenze comuni.
                                    Ci si attende, dunque, che a determinare il successo o l’insuccesso
                                    dei settori produttivi siano stati altri fattori, che vanno cercati al di
                                    fuori dell’energia e del suo uso razionale.
                                    Una controprova di quanto appena asserito può essere eseguita te-
                                    stando la significatività e analizzando i segni dei coefficienti stimati
                                    per le variabili di modelli econometrici adatti allo scopo. Il primo
                                    modello mette in relazione l’output con i tre fattori considerati per
                                    ciascun settore i nel periodo di tempo t che va dal 1995 al 2015. La
                                    dizione matematica è:


                                    (1)  ln  Y = A + α ln K + β ln L + γ ln E + ϵ
                                                i,t  i        i,t      i,t       i,t  i,t






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