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Fare o non fare efficienza energetica:
c’è differenza per le imprese?
tribuiscono per una quota significativa all’attività economica del
Paese: complessivamente rappresentano lo 0,17% del totale delle
imprese attive in Italia e l’1,9% di quelle appartenenti al settore ma-
nifatturiero; inoltre, danno lavoro a 95.225 addetti, pari allo 0,87%
dell’intera economia italiana e al 3% del settore manifatturiero. Il
loro fatturato totale costituisce il 3,2% di quello del settore mani-
fatturiero, e la stessa percentuale si riscontra per il valore aggiunto
(ISTAT 2015). Questi settori rappresentano dunque una fetta rile-
vante delle attività manifatturiere del Paese anche in termini di va-
lore aggiunto. Infine, se si considera quanto la manifattura pesi
ancora nell’attività economica complessiva del Paese, soprattutto
in relazione ad altre Nazioni avanzate, è evidente la rilevanza di po-
litiche volte a favorire l’adozione di comportamenti virtuosi fina-
lizzati all’efficientamento energetico delle proprie attività di
produzione.
I dati utilizzati sono i costi annuali sostenuti da ogni impresa per
realizzare gli interventi di efficienza energetica, modulati da oppor-
tuni coefficienti che, per ogni investimento, rappresentano l’inci-
denza degli stabilimenti oggetto di intervento sul totale degli
impianti aziendali. Inoltre, sono state raccolte informazioni econo-
miche-finanziarie, anagrafiche e commerciali relative alle suddette
imprese e ai settori nel loro complesso. Questi ultimi dati proven-
gono dalle serie storiche (in questo caso 2006-15) della banca dati
AIDA (Analisi Informatizzata delle Aziende Italiane) del Bureau Van
Dijk. Poiché i dati finanziari provengono dalla rielaborazione di tutti
i bilanci ufficiali depositati presso le Camere di Commercio Italiane,
in AIDA non rientrano, in generale, le aziende escluse dall’obbligo
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di deposito del bilancio .
Per il settore vetrario sono state analizzate complessivamente 24
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imprese che hanno effettuato investimenti in efficienza energetica
complessivamente pari a 379 milioni di euro; per il settore cartario
si sono considerate 64 imprese con un investimento complessivo
di 284,9 milioni di euro.
Quanto emerso dalle analisi statistiche viene presentato in termini
di risposte ad alcuni quesiti iniziali.
7 Dal confronto tra dati ISTAT e AIDA emerge che, al 2015, queste imprese sono 2.320 per il settore del vetro e 1.249 per
quello della carta.
8 Per la presenza, in alcuni casi, di complessi eventi societari come fallimenti e fusioni intercorsi nel periodo temporale
analizzato, a garanzia dell’affidabilità statistica dello studio si è focalizzata l’attenzione su 21 imprese.
Industria: meno consumo di energia più competitività? | 37

