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I costi di generazione
delle fonti e delle tecnologie






occidentale, un elemento penalizzante per il settore elettronucleare
è rappresentato dalle opposizioni ambientaliste, particolarmente ac-
cese verso questa fonte rispetto ad altre.
Questo aspetto, da un punto di vista puramente economico, con-
tribuisce ad un ulteriore aumento dei costi di investimento per via
-
dell’allungamento degli iter autorizzativi e del rischio di minor di
sponibilità dell’impianto rispetto a quanto preventivato per soddi-
sfare le più pressanti richieste degli organismi di controllo. Nel caso
dell’Italia in particolare, l’esperienza avuta con la chiusura delle cen -
trali nucleari alla fine degli Anni ‘80 e il recente referendum spinge
a valutazioni ancora più prudenti rispetto ai Paesi europei che hanno
impianti nucleari in esercizio sul proprio territorio.
Al fine di poter confrontare il costo dell’energia elettrica prodotta
in Italia con quella di altri Paesi dove la fonte nucleare è tuttora im -
piegata, si è ritenuto utile presentare il calcolo dell’LCOE con riferi-
mento ad un EPR di nuova generazione.
L’EPR è un reattore di tipo PWR 4-loops con una potenza installa -
ta di 1.600 MW e progettato e costruito dalla società francese AREVA,
i cui primi due esemplari sono in costruzione in Francia e in Finlan -
dia e altri due in Cina.
Tale tipo di reattore è ad acqua in pressione e impiega uranio
arricchito fino al 5% nell’isotopo fissile U235, con la possibilità di
impiegare anche ossidi misti (uranio e plutonio) come combustibi -
le. L’EPR offre un elevato livello di sicurezza, essendo in grado di
prevenire e mitigare anche gli effetti di un incidente grave, ossia
quelle situazioni critiche responsabili di potenziali impatti radiologi-
ci esterni e che richiederebbero l’implementazione di adatte misure
d’evacuazione per la popolazione circostante. Dal punto di vista della
competitività, il reattore EPR rappresenta lo stato dell’arte, in quanto
è stato concepito per avere:

■ ■ una elevata potenza, con indubbi vantaggi in termini di costo per
MW installato;
■ ■ un elevato rendimento termodinamico, stimabile fra il 36 e il
37% in funzione del sito;
■ ■ tempi ridotti di costruzione (stimati in 5-6 anni una volta avviata
la “filiera”), grazie alla modularità e alla standardizzazione in fase
di realizzazione;
■ ■ una vita effettiva dell’impianto di 60 anni;
■ ■ una gestione del combustibile flessibile e avanzata che consente
un risparmio nel consumo di uranio;
■ ■ una elevata disponibilità, stimata in 92% durante tutta la vita

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