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Cooling poverty, lo studio Legambiente-RSE: da Napoli parte la II edizione della campagna nazionale “Che caldo che fa! Contro la cooling poverty: città + fresche, città + giuste”

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Cooling poverty, lo studio Legambiente-RSE: da Napoli parte la II edizione della campagna nazionale “Che caldo che fa! Contro la cooling poverty: città + fresche, città + giuste”

Osservato speciale San Pietro a Patierno: dalle 18 termofoto scattate si registra una massima di temperatura di superficie di 63,9°C e un picco di temperatura ambientale di 36,5°C; di 36 punti di interesse (servizi, aree verdi, spazi pubblici) oltre il 64% è completamente esposto al sole.

 

L’estate riaccende l’emergenza caldo in Italia, rischiando di moltiplicare disuguaglianze nei centri urbani proprio mentre il Paese affronta l’ennesima ondata di calore. Ancora prima del suo inizio ufficiale, tra il 25 maggio e il 21 giugno, il Ministero della Salute ha già emesso 21 bollettini di massima allerta (livello 3) per Bologna, Bolzano, Brescia, Firenze, Milano, Perugia, Rieti, Roma e Torino. I rischi sanitari sono drammatici: secondo uno studio dell’Imperial College London su 854 città, l’Italia è il Paese europeo più colpito dal caldo estremo, con ben 4.597 vittime registrate nel 2025. In questo scenario le periferie a basso reddito si confermano l’anello più debole, schiacciate dalla cosiddetta cooling poverty: l’impossibilità di mantenere le abitazioni e gli spazi urbani a una temperatura confortevole durante il caldo estremo. Un disagio che si innesta su una crisi strutturale già esistente: i dati OIPE (Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica) certificano infatti che nel 2024 la povertà energetica ha raggiunto il record storico del 9,1% (pari a 2,4 milioni di famiglie), concentrandosi soprattutto nel Mezzogiorno.

 

È quanto torna a denunciare Legambiente che, alla vigilia della Giornata nazionale delle periferie urbane, dà il via da Napoli alla seconda edizione della campagna nazionale “Che caldo che fa! Contro la cooling poverty: città + fresche, città + giuste”, realizzata in collaborazione con il partner tecnico Ricerca sul Sistema Energetico – RSE S.p.A. e della Croce Rossa Italiana. L’associazione ambientalista ha organizzato un flash mob questa mattina nel cuore di Napoli (Largo Berlinguer): tra bacinelle d’acqua per rinfrescarsi i piedi e misurazioni della pressione, i partecipanti hanno messo in scena i gesti quotidiani di resistenza al caldo estremo, chiedendo, con un grande striscione, “città più fresche e più giuste”. Quella partenopea (che vedrà al centro il quartiere San Pietro al Patierno) è solo la prima tappa di una campagna che toccherà i quartieri periferici delle principali città italiane, dove l’assenza di spazi verdi, infrastrutture e servizi rende il caldo estivo ancora più insostenibile, per accendere i riflettori sull’emergenza e sollecitare le amministrazioni a interventi mirati.

 

 

Contro il caldo estremo che si manifesta già da inizio estate – spiega Mariateresa Imparato, Responsabile Giustizia Climatica Legambiente – non bastano misure emergenziali. A più di due anni dall’approvazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici è tempo che il Governo stanzi le risorse affinché i comuni possano adottare azioni concrete per città più fresche e giuste. Lo continuiamo a ribadire con la seconda edizione della nostra campagna, ricordando che ciò è possibile solo attraverso una presa di coscienza delle amministrazioni locali e interventi concreti su verde urbano, ombra, spazi pubblici, acqua accessibile, mobilità sostenibile, welfare climatico e riduzione delle isole di calore. Senza lasciare indietro nessuno e mettendo al centro la tutela delle persone, a partire dalle fasce di popolazione più a rischio, specie nei quartieri più fragili, come bambini e anziani”.

 

 

“Il fenomeno della povertà energetica – aggiunge Francesca Bazzocchi, Responsabile Gruppo di Ricerca “Uso efficiente dell’energia” di RSE – si manifesta con particolare intensità nelle periferie urbane, dove alla vetustà del patrimonio edilizio si sommano carenze di servizi, spazi verdi e luoghi di aggregazione. Durante il periodo estivo, la crescente frequenza di ondate di calore estremo ne amplifica ulteriormente la criticità. Diventa quindi essenziale adottare politiche mirate e calate sui contesti locali: senza una reale territorializzazione del fenomeno, si rischia infatti di progettare interventi inefficaci, destinati ai luoghi sbagliati.

 

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