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Biomasse residuali: gli studi RSE per una Sardegna sostenibile e innovativa

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Biomasse residuali: gli studi RSE per una Sardegna sostenibile e innovativa

Il progetto è stato finanziato dal PNRR, con l’Università di Cagliari capofila.

 

Si è conclusa il 24 febbraio a Cagliari la roadmap RSE sul territorio sardo sul tema biomasse  ed energia, il percorso regionale per portare nei territori i risultati dello studio promosso e coordinato da RSE sulla valorizzazione energetica delle biomasse residuali, agricole locali. Il progetto è stato finanziato dal PNRR, con l’Università di Cagliari capofila. L’ing. Crotta del MASE ha partecipato all’evento conclusivo, presentando la posizione del Ministero sui temi della transizione energetica dei territori e le policy in atto.

 

L’incontro ha rappresento la quarta tappa della roadmap partita da Carbonia il 13 febbraio; al primo incontro sono seguiti altri, in diverse province sarde: il 17 febbraio a Olbia e il 18 febbraio a Nuoro e l’evento conclusivo il 24 febbraio a Cagliari.

 

 

Gli incontri hanno visto un’ampia partecipazione nelle realtà territoriali, per un totale di più di 100 selezionati ed interessati partecipanti, operatori del territorio come le autorità locali e regionali, ricercatori, imprenditori, associazioni di categoria, comunità locali e vari portatori di interesse locali.

 

Nel corso degli incontri sono stati presentati i risultati dello studio, che mira a sostenere la transizione dell’isola mettendo in luce opportunità di sviluppo locale e di valorizzazione delle risorse energetiche già disponibili sul territorio, coinvolgendo autorità, ricercatori, imprenditori, comunità locali e portatori di interesse.

 

 

Lo studio ha innanzitutto mappato la disponibilità territoriale della risorsa di biomassa residuale, i suoi trend mettendo in evidenza la frazione disponibile per scopi energetici -termici e di altro tipo. Sono quindi state studiate tecnologie standard per il loro sfruttamento e si è realizzato uno speciale focus su tre filoni innovativi, tarati per la trasformazione di tipiche biomasse disponibili sul territorio sardo, come: la gassificazione di residui per la produzione di syngas di elevata qualità, la produzione di biocarburanti e bioidrogeno via dark fermentation e la produzione di hydrochar e di pellet via carbonizzazione idrotermale. Sono quindi state mappate le necessità energetiche dei territori, allo stato attuale e secondo scenari evolutivi, misurando il contributo delle biomasse residuali -superiore al 10% dei fabbisogni energetici regionali- e gli impatti – in termini di riduzione di emissioni di gas climalteranti e di stabilizzazione delle reti energetiche- che la fonte può dare.

 

 

Un ulteriore importante risultato dello studio è stato fornito dall’approfondimento econometrico realizzato per alcune filiere, emerse come particolarmente promettenti, come quella relativa alla produzione di biometano. È emersa la disponibilità attuale e futura -secondo gli scenari esaminati- di ampie risorse energetiche da biomassa residuale per la realizzazione di nuovi impianti di trasformazione per la produzione di biometano – fino a 18 impianti di taglia medio-piccola, diffusi nei territori- in grado di attivare un’ampia richiesta di posti di lavoro – fino a oltre 900-  in  parte diretti e in parte nell’indotto, non delocalizzabili. La produzione complessiva di biometano da biomasse residuali si attesterebbe a circa il 10% del fabbisogno insulare. La corrispondenza geografica con i punti di consumo energetico è un elemento da gestire, ma tecnologicamente affrontabile con diverse soluzioni. È poi emerso dall’analisi economica dello specifico tema e dalla stima del moltiplicatore, come il fattore moltiplicatore per la produzione locale di biometano da residui risulti alto: oltre il 2%, definendo pertanto il sostegno a tale processo un investimento socioeconomico di rilievo. Gli studi hanno inoltre mostrato che l’utilizzo di BPA (Biomethane Purchase Agreement) tra impianti industriali hard to abate locali e consorzi agricoli o forestali locali possano risultare un’ulteriore interessante opportunità di supporto al comparto agro forestale, portando significativi introiti in aree interessate dallo spopolamento.

 

 

Lo studio ha infine affrontato temi specificamente sociali, relativi alla conoscenza, disponibilità ed accettabilità sociale della fonte energetica delle biomasse residuali. La soluzione di un problema da un punto di vista tecnologico, infatti, non è sufficiente, se non è affiancata da un maturo coinvolgimento dei territori, principali attori dei progetti di transizione energetica. Per la verifica degli elementi citati si è pertanto proceduto ad uno studio qualitativo -con approfondimento etnografico-e quantitativo che hanno confermato come risulti fondamentale sviluppare ampie campagne di informazione e comunicazione nei confronti dei cittadini e degli operatori locali per spiegare vari aspetti dell’utilizzo delle biomasse residuali, mettendo in luce i benefici concreti per i singoli e per la collettività, per costruire un rapporto di fiducia. In questo percorso best practice locali possono fungere da mediatori culturali.

 

La serie di incontri realizzati da RSE in diversi comuni sardi ha poi permesso un fruttuoso scambio tra i ricercatori, gli operatori del territorio e le amministrazioni pubbliche, fornendo un quadro di grande sensibilità ai temi trattati e grande interesse. Durante questi incontri sono infatti stati presentati importanti best practice, quali il progetto per la valorizzazione delle biomasse in fase realizzativa da parte di Cipnes e Politecnico di Milano a Olbia, o le esperienze con la biomassa forestale di Bio Energy – del gruppo Serramanna Energia- nella Sardegna meridionale.

 

 

Nel corso degli incontri sono intervenuti nelle diverse tappe Emanuele Cani, assessore regionale all’industria, il magnifico rettore dell’Università di Cagliari, Prof. Francesco Mola, il prof Fabrizio Pilo, responsabile scientifico, prorettore Innovazione e Territorio Università di Cagliari, rappresentanti regionali di Confindustria, l’amministratore delegato di RSE, prof. Cotana e il direttore del dipartimento “Uso efficiente dell’energia per gli usi finali e territorio” di RSE Marco Borgarello, l’ ing. Mario Porcu, presidente Sotacarbo; è stato riportato  il saluto di Alessandra Todde, presidente della Giunta Regionale.