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RSE, ENEA e Loccioni a confronto sulle tecnologie per il bio‑idrogeno

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RSE, ENEA e Loccioni a confronto sulle tecnologie per il bio‑idrogeno

Un incontro tecnico al Centro Ricerche Trisaia: membrane ceramiche, digital twin e impianti pilota al centro del dialogo.

 

Il Centro Ricerche Trisaia di ENEA ha ospitato l’11 luglio, a Trisaia di Rotondella (MT), una giornata di lavoro congiunto con RSE e Loccioni, dedicata allo scambio di competenze e all’esplorazione di possibili collaborazioni sul fronte delle bioenergie e della chimica verde. All’appuntamento hanno preso parte per il Dipartimento “Uso efficiente dell’energia per gli usi finali e territorio” di RSE, la Responsabile del Gruppo di Ricerca Francesca Drago e il ricercatore Piergiovanni Domenighini.

 

Dopo i saluti istituzionali, i ricercatori ENEA hanno illustrato le principali attività del centro, che spaziano dalla bioenergia alla stampa 3D di materiali biobased. In evidenza il laboratorio solare della Divisione Smart Sector Integration, dotato di un impianto di accumulo termochimico sviluppato nell’ambito del progetto SUNSTORE. RSE ha quindi presentato i propri filoni di ricerca in chiave sinergica: Domenighini ha illustrato l’uso di modelli digital‑twin per ottimizzare le fasi produttive di impianti termochimici sensibili, come i gassificatori, mentre Drago ha sintetizzato le attività del progetto ministeriale RdS Bioenergie, soffermandosi sulle membrane ceramiche per la separazione dell’idrogeno da syngas di gassificazione. A seguire, Loccioni ha raccontato la propria evoluzione da impresa familiare marchigiana a player globale nella misura e nel controllo di qualità, con una particolare attenzione alla sostenibilità e un sito produttivo energeticamente autosufficiente. L’azienda ha manifestato interesse per la gassificazione di biomassa finalizzata alla produzione di bio‑idrogeno.

 

La visita agli impianti ha permesso di toccare con mano la “palestra tecnologica” di Trisaia: dal gassificatore a letto fisso da 500 kW, capace di produrre syngas privo di tar con il 20–21 % di H₂, al gassificatore a letto fluidizzato bollente da 1 MW, fino al piro‑gassificatore e all’innovativo TyGRe per la conversione degli pneumatici. Non sono mancati l’impianto di steam‑explosion da 300 kg/h e il pilot per biolubrificanti sviluppato con ENI. Particolarmente rilevante l’impianto di caratterizzazione di membrane Pd‑leghe, alimentabile con syngas proveniente da più linee di gassificazione: un’infrastruttura che garantisce ampia flessibilità sperimentale e potenziali ricadute industriali sulle filiere dell’idrogeno verde.