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Come quantificare l’energia rinnovabile prodotta dagli impianti ibridi

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Come quantificare l’energia rinnovabile prodotta dagli impianti ibridi

Nell’articolo sono descritte e confrontate le metodologie in studio presso ERSE per la quantificazione della quota di energia rinnovabile (e quindi incentivabile attraverso il sistema dei Certificati Verdi”) prodotta da impianti ibridi (es. termovalorizzatori).

La Direttiva 2009/28/EC fissa al 17% sull’uso finale la quota di energia rinnovabile per cui l’Italia si deve impegnare entro il 2020. Per il raggiungimento di questo obiettivo, la stessa direttiva promuove la produzione e l’uso energia da fonti rinnovabili,includendo tra queste la “biomassa”, intesa come la “frazione biodegradabile di prodotti, rifiuti e residui di origine biologica, derivanti dall’agricoltura (incluse sostanze di origine vegetale e animale), dalla selvicoltura e attività correlate, quali la piscicoltura e l’acquacoltura, e la frazione biodegradabile dei rifiuti industriali ed urbani”. Oltre a quello che la sensibilità comune intende per “biomassa” (es. biomasse vergini da coltivazione, residui della lavorazione del legno, sfalci, potature e residui dell’industria agroalimentare), occorre quindi considerare anche residui e rifiuti industriali ed urbani, relativamente alla sola frazione “biodegradabile” ad esse associata. Nell’articolo sono descritte e confrontate le metodologie in studio presso ERSE per la quantificazione della quota di energia rinnovabile (e quindi incentivabile attraverso il sistema dei Certificati Verdi”) prodotta da impianti ibridi (es. termovalorizzatori).

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