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Il parco termoelettrico di generazione sarà ancora utile

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Il parco termoelettrico di generazione sarà ancora utile

A fronte della domanda di quale sia il destino dell’attuale parco termoelettrico, ed in particolare dei cicli combinati, l’articolo argomenta, sulla base di considerazioni di adeguatezza e flessibilità, che sarà necessario sì ridurre la potenza installata degli impianti a ciclo combinato, ma fino ad un certo limite (circa 1/3 dell’attuale), e sugli impianti che resteranno in servizio occorrerà compiere limitati e mirati investimenti finalizzati ad una maggiore flessibilità operativa.

L’articolo tratta il tema del futuro della generazione termoelettrica in Italia, che appare oggi in declino a seguito della crescita delle fonti rinnovabili. La domanda è se nel medio-lungo termine vi sia ancora spazio per una significativa quota di gas e carbone.Una prima e decisiva considerazione è relativa all’adeguatezza del sistema elettrico a far fronte alle punte di carico.

Traendo spunto da analisi di scenario, all’orizzonte temporale del 2030, e assumendo una punta di carico di 60 GW, si desume che, non potendo fare affidamento sulle fonti rinnovabili non programmabili, la somma delle fonti programmabili disponibili (carbone ipotizzato ai livelli attuali, cogenerazione a gas, idroelettrico e biomasse), di ragionevoli quote di fonti non programmabili (vento) e del contributo delle importazioni, al 2030 sarà ancora necessario disporre di circa 13 GW di cicli combinati non cogenerativi.

Un secondo aspetto niente affatto marginale è quello della flessibilità del sistema, sempre più necessaria a fronte della crescita delle rinnovabili aleatorie. Esistono vari strumenti di flessibilità (gestione dei carichi, sistemi di accumulo, flessibilità del termoelettrico, sia esso basato su fonti fossili che su biomasse e geotermia), ed in particolare il contributo del termoelettrico da un lato appare oggi indispensabile, dall’altro rappresenta l’opzione più prontamente praticabile e di minimo costo. A questi fini la quota di 13 GW di cicli combinati necessari per motivi di adeguatezza appare sovrabbondante, nel medio termine: la metà può essere ritenuta sufficiente.

Tuttavia l’ulteriore crescita delle rinnovabili aleatorie, fotovoltaico in testa, faranno progressivamente aumentare le necessità di flessibilità, ed è quindi naturale immaginare che il parco di cicli combinati debba divenire sempre più adatto a fornire quel tipo di servizio.

Oggi solo una minima parte della potenza dei cicli combinati esistenti ha spiccate caratteristiche di flessibilità; perciò si deve concludere che sul parco a gas vanno programmate tre azioni: dismettere gli impianti più obsoleti (azione peraltro già avviata), mantenere in servizio circa un terzo dell’attuale, e su questo investire quanto necessario per ottenere prestazioni dinamiche notevolmente più marcate delle attuali: avviamenti più rapidi, riduzione del minimo tecnico, gradienti di carico più elevati.

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