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L’impatto di Fukushima

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L’impatto di Fukushima

Daiichi si possono fare un po’ di conti sui rilasci di radioattività. A poca distanza dall’incidente era difficile dare una lettura precisa, sintetica e comprensibile delle conseguenze radiologiche di quanto avvenuto. Ora, grazie anche a diversi studi pubblicati dopo l’incidente, abbiamo una maggiore ricchezza di informazioni.

A quasi due anni dallo tsunami che in Giappone ha colpito la centrale nucleare di Fukushima Daiichi si possono fare un pò di conti sui rilasci di radioattività. Durante l’incidente (si veda Fukushima, anatomia di un incidente, di Flavio Parozzi, in “Le Scienze” n. 514, giugno 2011), è stato liberato materiale radioattivo in fase aeriforme e in fase acquosa, a causa di una serie di eventi come la depressurizzazione del contenimento primario per le unità 1, 2 e 3 e le esplosioni avvenute successivamente in queste tre unità. Inoltre, in seguito al danneggiamento dell’impianto è stata liberata acqua contaminata in mare, nella zona circostante la centrale. In caso di un grave incidente industriale è quasi immediato fare una cronaca di quanto accade per informare sia gli addetti sia l’opinione pubblica. Molto più complesso e lungo, invece, è il lavoro di analisi per ricostruire l’entità dei fenomeni e cercare di definire le conseguenze su popolazione e ambiente. Nel caso del nucleare, questo ultimo aspetto rischia facilmente di sconfinare dall’ambito scientifico per lasciare più spazio agli aspetti emotivi. A poca distanza dall’incidente era difficile dare una lettura precisa, sintetica e comprensibile delle conseguenze radiologiche di quanto avvenuto. Ora, grazie anche a diversi studi pubblicati dopo l’incidente, abbiamo una maggiore ricchezza di informazioni.

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