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L’Innovazione tecnologica tratta “bene” i rifiuti come fonte di elettricità

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L’Innovazione tecnologica tratta “bene” i rifiuti come fonte di elettricità

Federico Maria Cernuschi* Nuova Energia, N. 1 Gennaio-Febbraio 2006 *CESI RICERCA Il piano approvato dal CIPE, basato sui dati contenuti nel Libro Bianco dell’ENEA1 sullo sviluppo delle fonti rinnovabili, prevede che, come anche indicato nella Direttiva Europea2001/77/CE, in Italia entro il 2010, la produzione interna lorda di elettricità da fonti rinnovabili raggiunga i 76000 GWh annui, corrispondenti al 22% del consumo interno lordo di elettricità2.Nel 2004, le fonti rinnovabili (incluso idroelettrico) hanno coperto il 18% della produzione elettrica lorda pari a 55.670GWh (corrispondente a circa il 16% del consumo interno lordo dielettricità) e in particolare, per quanto riguarda il contributo della combustione di biomasse3,esso è risultato pari a circa all’1,8% così suddiviso: 0.73 % da Rifiuti Solidi Urbani (RSU),0.38% da Biogas e 0.69% da Agro Industriali4.Tenendo conto delle incentivazioni a livello comunitario e nazionale, come esplicitamente indicato anche dal Decreto Ronchi del 19975, e considerando che attualmente in Italia solo l’8.7%, dei circa 30 milioni di tonnellate di RSU prodotti annualmente, viene incenerito6(contro una media europea pari al 20%, con punte comprese tra il 40% e 50% in Danimarca,Olanda e Svezia), si stima che il contributo fornito dalla termovalorizzazione dei RSU alla produzione interna lorda di elettricità potrebbe attestarsi nei prossimi anni intorno al 3 %7.Non va dimenticato inoltre che la termovalorizzazione degli RSU può fornire anche energia termica utilizzabile per applicazioni industriali e teleriscaldamento. Ad esempio, nel 2002 in Italia sono stati prodotti 1166 GWh termici5. In considerazione del numero di impianti

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