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Obiettivi di riduzione post kyoto: uno sguardo sull’Europa

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Obiettivi di riduzione post kyoto: uno sguardo sull’Europa

schema di Emisisons Trading: uno sguardo sull’Europa. Marco Borgarello* Rivista, Acqua & Aria- Casa Editrice BE.MA, Milano * CESI RICERCA L’Europa ha da sempre svolto un ruolo attivo nella lotta ai cambiamenti climatici e recentemente ha ribadito le proprie ambizioni con la proposta di ridurre le emissioni di gas serra, di almeno il 20% rispetto al livello del 1990, entro il 2020.. Tale intendimento apre dunque le porte, all’interno della Comunità, ad un ampio dibattito su quali strumenti e proposte dovranno essere attuati e sulle modalità di ripartizione degli sforzi tra gli Stati membri, per conseguire gli obiettivi prefissati entro il 2020 In tal senso l’EU ha individuato una nuova linea di interventi che si articola su due fronti. i settori ETS dovranno ridurre di almeno il 21% le proprie emissioni, mentre i settori “non ETS” dovranno ridurre di almeno il 10%, entrambi entro il 2020, rispetto al 2005. Mentre gli obiettivi di attribuzione delle emissioni sul lato ETS sembrano ormai definiti dalla collaudata “macchina” dell’Emissions Trading, la situazione appare più complessa e meno definita sul lato non ETS. Su quest’ultimo fronte, la UE ha fatto una proposta di attribuzione degli obiettivi di riduzione per singolo stato Membro. Per poter, dunque, valutare in che termini tale proposta sia coerente rispetto ai principi di attuazione, gli obiettivi Paese per i settori “non ETS” sono stati analizzati rispetto a due indicatori: l’intensità emissiva rispetto al Prodotto Interno Lordo (PIL) e l’intensità emissiva pro capite. Tali indicatori, seppur in termini semplicistici, possono essere in grado di “misurare” sia gli aspetti legati a considerazioni di efficienza economica, sia di sofisticazione dei consumi, a seguito del diverso grado di evoluzione sociale.

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