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Dall’efficienza energetica all’industria del futuro

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Dall’efficienza energetica all’industria del futuro

Il lavoro si pone l’obiettivo di comprendere il ruolo che l’efficienza energetica gioca nell’industria italiana. Partendo da un’analisi dettagliata di progetti di efficientamento energetico realizzati negli impianti industriali, si giunge a una sintesi che mette a fuoco le diverse motivazioni che, al di là degli incentivi, hanno orientato gli operatori a effettuare gli interventi. Su tale base viene anche proposta una classificazione delle misure adottate in funzione del loro livello di innovazione tecnologica.

Lo studio si focalizza su sette settori industriali tra i più energivori, il cui consumo finale complessivo si attesta intorno al 70% del totale del comparto manifatturiero. Il campione oggetto di analisi, composto dagli stabilimenti delle imprese che, negli anni 2005-2015, hanno effettuato interventi di efficienza energetica eleggibili ai sensi del meccanismo di incentivazione dei Titoli di Efficienza Energetica (D.M. 28 dicembre 2012 e successive modifiche), risulta significativamente rappresentativo dei singoli settori di riferimento sia per rilevanza dimensionale, sia economica.

A partire da un’analisi e rielaborazione approfondita di tutti gli elementi forniti dalla documentazione disponibile, si è determinato l’impatto degli interventi di efficienza energetica in termini di risparmi di energia associati alle varie fasi/servizi ausiliari dei processi. Tali risparmi sono, come richiesto dai certificati bianchi, solo “addizionali” e quindi relativi esclusivamente a interventi di efficienza energetica con requisiti superiori ai target raggiunti dal continuo sviluppo tecnologico dei processi di produzione. Analogamente per i vari settori è stato valutato il grado di efficacia degli interventi effettuati nel periodo 2005-15, esprimendolo in risparmio energetico medio per intervento (ktep/intervento), in costo medio d’investimento (M€/intervento) e in costo medio d’investimento per tep risparmiato (k€/tep).

L’analisi è stata portata anche a livello di singola tipologia di intervento. In particolare è stato calcolato il risparmio e il costo medio associati alle dieci tipologie più realizzate, a quelle che hanno ottenuto i maggiori risparmi e a quelle che hanno richiesto i maggiori investimenti.

Ma quali sono le principali motivazioni che, al di là degli incentivi, hanno orientato la scelta degli operatori industriali a effettuare alcune tipologie di intervento?

Il massiccio ricorso ai recuperi energetici finalizzati a un riutilizzo di calore emesso e alla produzione di energia elettrica e, nel caso della cogenerazione, alla produzione di energia elettrica e termica, sembra indicare un problema di costo elevato dei vettori energetici e quindi una motivazione orientata a ottenere, in primis, un risparmio economico.

A emblema dello studio effettuato si può porre l’immagine di una piramide suddivisa in quattro livelli la cui base rappresenta il numero di interventi di efficienza energetica realizzati e la quota il loro grado di innovazione tecnologica. Il livello superiore, che comprende gli interventi innovativi frutto di una ideazione focalizzata sull’efficientamento energetico dei processi di produzione, si correla all’evoluzione rappresentata da Industria 4.0, in cui l’efficienza non riguarda solo gli aspetti energetici ma l’azienda nel suo complesso, e dall’Economia Circolare che, coinvolgendo anche più imprese, punta a riutilizzare tutti i prodotti e sottoprodotti del ciclo produttivo così da minimizzarne o addirittura annullarne gli scarti.

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