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rapporti - Deliverable

7.1.2a-Una metodologia per valutare le prestazioni ambientali e territoriali delle soluzioni tecniche ipotizzabili per lo sviluppo delle interconnessioni della RTN italiana con quella europea e con quelle del bacino del mediterraneo

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7.1.2a-Una metodologia per valutare le prestazioni ambientali e territoriali delle soluzioni tecniche ipotizzabili per lo sviluppo delle interconnessioni della RTN italiana con quella europea e con quelle del bacino del mediterraneo

Recently updated on Aprile 7th, 2021 at 12:29 pm

La presente attività, svolta nell’ambito del sottoprogetto INTREAT, riguarda l’elaborazione di un quadro di riferimento metodologico di supporto alla valutazione strategica delle possibili opzioni per l’interconnessione della rete elettrica nazionale con i paesi del nord Europa e con quelli del bacino del Mediterraneo. Sulla base degli assunti dichiarati nel rapporto precedente (Rapp. A3/041919 – INTREAT Workpackage 1 Milestone 1.1), in questa fase delle attività si è proceduto ad una sperimentazione in ambiente GIS, finalizzata ad individuare elementi utili alla corretta pianificazione delle linee elettriche di trasmissione. La sperimentazione si è posta l’obiettivo di effettuare una valutazione comparata delle prestazioni tecniche ed economiche delle diverse soluzioni tecniche, ipotizzabili per il trasporto dell’energia elettrica, confrontate con i parametri di performance ambientali, definiti dalle norme di salvaguardia ambientale nelle aree in esame. Le caratteristiche di questa sperimentazione, estesa a tutto l’arco alpino ed alla fascia costiera, non permette, ovviamente, indagini sulla localizzazione di dettaglio degli impianti di trasmissione dell’energia elettrica ed in particolare delle opere di supporto come le stazioni AT. Lo strumento si configura piuttosto come supporto alla pianificazione strategica i cui risultati andranno verificati a scala di maggior dettaglio (Studio di Impatto Ambientale) così come previsto dalle normative vigenti. Ciò nondimeno, allo scopo di verificare sperimentalmente alcuni potenziali impatti dei diversi componenti del sistema di trasmissione dell’energia elettrica, in Appendice 2 è riportato un approfondito studio previsionale di valutazione della compatibilità dell’impatto acustico delle stazioni elettriche ad Alta Tensione. Lo sviluppo dell’attività, dopo aver analizzato gli aspetti tecnici ed economici delle diverse possibili tecnologie di trasmissione (OHL, Cavi XLPE, HVDC, GIL) allo scopo di identificare e caratterizzare gli opportuni parametri di confronto (Rapp. A4523730), ha previsto, in primo luogo, la raccolta di tutte le informazioni e gli strati informativi a carattere ambientale e territoriale disponibili su supporto informativo per l’intero territorio nazionale 1 . Conclusa questa fase di ricerca si è proceduto, specificatamente per alcune regioni dell’arco Alpino, a raccogliere le stesse informazioni riferibili però alla pianificazione e agli strumenti di salvaguardia a scala 1 In questi ultimi anni si è accresciuta in modo considerevole la disponibilità di dati ambientali e territoriali su supporto magnetico, a seguito della conclusione di tutta una serie di lavori, commissionati da enti di ricerca (in primis il CNR) o da altri Enti pubblici o Istituzioni universitarie.

regionale 2 . Questa operazione, che ha comportato un notevole aggravio nei tempi di realizzazione della ricerca viene giustificata dalle stesse procedure previste dalla Valutazione Ambientale Strategica. In effetti, questa procedura comporta l’esame di Piani e Programmi previsti per la realizzazione di nuove reti di trasmissione, confrontandoli con spazi territoriali definiti a livello amministrativo. In Italia le procedure VAS vengono esaminate alla scala regionale. Per questo motivo è necessario, seppur operando ad una scala più vasta di quella regionale (arco alpino e fascia costiera), confrontarsi con la pianificazione regionale che sarà, nelle fasi di realizzazione della VAS, quella di riferimento per l’esame delle caratteristiche territoriali. Questo modo di procedere ha comportato, nelle fasi successive del lavoro, la ricerca di elementi unificanti per i diversi processi di salvaguardia ambientale previsti dalle singole normative regionali. Definito un set di indicatori omogeneo si è proceduto con i seguenti passi operativi: – Elaborazione di indicatori da utilizzare per classificare il territorio, sia in termini di costi della trasmissione che di qualità ambientale. Sulla base dell’ampia letteratura ormai disponibile su questi temi si è ritenuto opportuno raggruppare gli indicatori disponibili in quattro grandi categorie corrispondenti agli impatti di rilevanza alla scala vasta: a) Valutazione tecnico economica; b) Sensibilità paesistico – percettiva; c) Valore ecologico; d) Sensibilità dell’ambiente abitato. – Suddivisione del territorio nazionale in unità fondamentali di analisi per le quali calcolare il valore degli indicatori elaborati. In questo lavoro i dati territoriali sono riferibili ad una griglia di 250m di lato determinato dalla scala di rappresentazione della carta di uso del suolo CORINE LAND COVER. Avendo la disponibilità di materiale informativo ad una scala di maggior dettaglio, nella fase di confronto si è adottata come riferimento una griglia di 50m di lato. – Calcolo degli indicatori in tutte le unità fondamentali di analisi e assegnazione ad ogni indicatore di punteggio standardizzato (ad es. tra un minimo pari a 0 e un massimo pari a 100), attraverso opportune funzioni di utilità. Quest’operazione ha consentito di ottenere una rappresentazione dell’area d’indagine, in cui ad ogni elemento del mosaico territoriale è stato associato il valore intrinseco (in concreto il punteggio standardizzato), corrispondente ad ogni indicatore. 2 Questa attività pensata, in un primo tempo, per tutte le regioni dell’arco alpino è stata ridotta alle sole regioni della Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta in quanto non vi è stata disponibilità da parte di alcuni Enti Locali a consegnare i materiali su supporto magnetico in tempi ragionevole per un loro trattamento nelle fasi successive dì lavoro.

– Realizzazione di un confronto tra le diverse tipologie di trasmissione attraverso l’attribuzione di “pesi” ai diversi macroindicatori esaminati. Questo confronto permette, in funzione dei pesi attribuiti (o attribuibili dai decisori), di determinare le tipologie che risultano “vincenti” (e cioè con una combinazione ottimale di costi e di salvaguardia ambientale) per ogni unità territoriale esaminata (cella di 50 metri di lato). Le risultanze grafiche del confronto sono riportate nelle tavole 6.a e 6.b che corrispondono a due diverse ipotesi. L’ipotesi riportata nella tavola 6.a corrisponde ad un confronto tra tecnologie (BEST 1 ), che prevede l’attribuzione di pesi omogenei (p=1) a tutte le componenti ambientali esaminate; La seconda ipotesi (tavola 6.b – BEST 2 ) utilizza invece criteri più “conservativi” per la componente paesistico – percettiva, assegnando ad essa un coefficiente di importanza relativa più elevato (p=2). L’analisi comparata dei risultati permette di trarre alcune conclusioni. In primo luogo è evidente come la tecnologia GIL prevalga in tutte le aree urbanizzate. L’assenza di campi elettromagnetici risulta, infatti, un fattore determinante e premia le performance di questo vettore elettrico che permette, allo stesso tempo, la salvaguardia delle salute umana e costi irrilevanti limitatamente agli oneri di mancata urbanizzazione. Va premesso, però, che la scala di indagine adottata non permette un analisi di dettaglio delle aree urbane e periurbane. Un’indagine di dettaglio alla scala opportuna, supportata da adeguata cartografia, potrebbe, infatti, evidenziare la presenza di corridoi liberi da processi urbanizzativi in atto o potenziali, che potrebbero favorire nell’analisi gerarchica altre tecnologie economicamente meno onerose. Molto più significativo risulta il confronto negli “spazi aperti” tra la linea aerea tradizionale (OHL) e il cavo interrato (XLPE). In effetti, qui si nota come nell’ipotesi BEST 1 (tavola 6.a) , quella che assegna un coefficiente di importanza relativa costante (p=1) a tutte le componenti esaminate, la tecnologia tradizionale OHL risulti vincente con percentuali intorno al 90 % del territorio esaminato, mentre il cavo interrato XLPE prevalga solo nelle situazioni ambientali particolarmente critiche. L’ipotesi BEST 2 (tavola 6.b) utilizza invece criteri più “conservativi” per la componente paesistico – percettiva, assegnando ad essa un coefficiente di importanza relativa più elevato (p=2). In questo caso il cavo XLPE vede migliorare in modo significativo le proprie performance, risultando vincente in numerose situazioni territoriali caratterizzate comunque da elevati o medi livelli di criticità paesistica. La presenza, nel complesso dei dati che sottende il modello, di numerosi strati informativi relativi alle componenti esaminate e, per alcune regioni, di tutti quegli elementi utilizzati, di norma, nelle procedure VAS e VIA per l’analisi ambientale di un progetto, permette inoltre di verificare in quali areali, sottoposti a differenti normative di salvaguardia, si verifichino le migliori performance per le tecnologie esaminate.

In effetti, se verifichiamo i risultati ottenuti dal cavo interrato XLPE nell’ipotesi BEST 1 vediamo che questa tipologia risulta vincente o in alcune situazioni particolari (aree aeroportuali) oppure in presenza delle seguenti combinazioni tra usi del suolo e normative di salvaguardia del territorio: – Usi del suolo a maggior valenza paesistica inseriti nei parchi nazionali; – Usi del suolo a maggior valenza paesistica inseriti in areali vincolati dalla Legge nazionale 1497/39 (Tutela del Paesaggio); – Corrispondenza tra punti panoramici, visuali sensibili e aree tutelate a diverso titolo; Viceversa, utilizzando criteri maggiormente conservativi per la componente paesistico – percettiva (ipotesi BEST 2 ) gli areali nei quali il cavo ottiene le migliori performance si ampliano in modo significativo e questa tecnologia risulta preferibile nelle seguenti situazioni: – Parchi nazionali nel loro complesso; – Aree vincolate dalla Legge nazionale 1497/39 (Tutela del Paesaggio) nel loro complesso; – Aree protette regionali a vario titolo; – Aree di salvaguardia definite dai piani paesistici regionali come ad esempio: – Aree di specifico interesse paesaggistico (Valle d’Aosta); – Luoghi d’identità (Lombardia); – Presenza di strade panoramiche (Lombardia); – Ecc. Le risultanze del modello applicato mostrano, quindi, un sufficiente grado di affidabilità, coerentemente con le impostazioni iniziali, che ne prevedono un impiego a scala vasta e come supporto agli studi preliminari della Valutazione Ambientale Strategica. Più che determinare delle preferenze assolute per una tipologia il metodo approntato individua delle “aree di attenzione” nelle quali è necessario, in sede di valutazione di dettaglio, proporre delle “risposte” coerenti con gli obiettivi di sostenibilità del Sistema Elettrico. Parallelamente all’analisi del contesto territoriale alpino, è parso utile approfondire l’analisi territoriale delle coste in prossimità di stazioni di trasformazione primarie, finalizzata alla messa a punto di una metodologia, che potesse essere di supporto alla scelta localizzativa di potenziali approdi di cavi marini HVDC, il cui prodotto finale è una Carta di attitudine del territorio all’approdo di cavi marini HVDC. Gli indicatori elaborati per la fascia costiera sono stati raggruppati, attraverso l’applicazione di un opportuno vettore di pesi, in quattro macroindicatori:

1. Elementi morfologici costieri; 2. Distanza della stazione dalla costa; 3. Sensibilità alla posa del cavo marino; 4. Sensibilità alla localizzazione degli elettrodi. Gli indicatori sono stati elaborati anche in funzione dei dati informatizzati disponibili su tutto il territorio nazionale. Altri indicatori, potenzialmente significativi, quali ad esempio la pendenza e la morfologia dei fondali marini o dati sugli ecosistemi marini, non disponendo di dati omogenei ed informatizzati per tutto lo sviluppo costiero, sono stati trascurati in questa fase del lavoro. Attraverso questa metodologia è quindi possibile attribuire a ciascun pixel (50m x 50m) dell’area di studio un valore. Maggiori numericamente saranno tali valori, minore sarà l’attitudine di quel particolare pixel a recepire l’approdo di cavi marini HVDC. Ciò che viene prodotto è, quindi, una carta di sensibilità o meglio di attitudine alla realizzazione di una tecnologia con cavi marini HVDC nelle porzioni di territorio costiero analizzate. L’analisi di tale carta, anche confrontata con precedenti lavori condotti da CESI e relativi a studi di prefattibilità ambientale di interconnessioni marine, sembra dimostrare una buona attendibilità dei risultati ottenuti, nell’ambito di valutazioni alla scala macro, di cui la Valutazione Ambientale Strategica ne è un’applicazione. Per valutare complessivamente la maggiore o minore sensibilità del territorio all’intera interconnessione marina, che deve quindi tener conto anche dell’analisi ambientale del territorio compreso tra la costa e la stazione di trasformazione, la carta elaborata per la fascia costiera deve essere messa in relazione con una Carta di attitudine al passaggio di cavi o linee aeree HVDC, elaborata per l’area di studio con la medesima metodologia proposta per l’arco alpino, ma pensata tale da poter essere estesa a tutto il territorio nazionale. L’attitudine complessiva del territorio ad ospitare una connessione marina nel suo complesso è data dalla lettura parallela delle due cartografie prodotte, che potrebbe giungere alla definizione di un’unica Carta di attitudine alle interconnessioni marine. Le caratteristiche del metodo proposto, sia per l’arco alpino, che per la fascia costiera, con le sue valenze intrinseche di riproducibilità e ripercorribilità ne permettono un utilizzo plurimo e rispondono a diverse esigenze dell’iter di approvazione e di progettazione delle linee di trasmissione elettrica. Gli atout di questo modello sono così riassumibili: – Si pone come strumento “oggettivo” per il confronto con gli attori locali e istituzionali ai fini di una corretta individuazione dei corridoi energetici; – Permette l’individuazione delle situazioni di maggior criticità della rete elettrica esistente ai fini dei processi di riordino che spesso sono corollario della realizzazione di nuove tratte;

– Individua in modo gerarchico gli areali definiti dalle normative di salvaguardia territoriale nazionale e regionale in modo da favorire la definizione di linee guida per la realizzazione di nuove linee; – Si pone come strumento di base per un’eventuale costruzione di Sistemi di Supporto alla Decisione, finalizzati alla ricerca del consenso e di dialogo con gli attori coinvolti nel processo decisionale

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