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rapporti - Rapporto di Sintesi

Sottoprogetto “GEN21 WTE” – Attività 2005

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Sottoprogetto “GEN21 WTE” – Attività 2005

A livello nazionale, la termovalorizzazione dei rifiuti solidi urbani è in continua crescita e mostra ampi margini di incremento grazie alla ristrutturazione e all’ammodernamento degli impianti esistenti oltre che alla realizzazione e progettazione di nuovi impianti di grande taglia in grado di migliorare sensibilmente il recupero energetico, minimizzando nel contempo il relativo impatto ambientale. Nel prossimo decennio si prevede che l’energia elettrica ricavata dalla termovalorizzazione dei rifiuti si attesterà attorno ad un valore pari a circa il 3% del fabbisogno energetico nazionale. In un arco temporale più lungo, nell’ipotesi di raggiungere i livelli di alcuni paesi europei, questo valore potrebbe crescere fino a 4 – 5%. Nell’ottica di minimizzare il numero di siti produttivi necessari e superare, nel contempo, alcuni aspetti tecnologici che limitano il raggiungimento di rendimenti più elevati, l’integrazione tra inceneritori ed impianti termoelettrici tradizionali (cicli combinati), appare, in prospettiva, come una possibile evoluzione della situazione attuale. In questo proposito la ricerca ha evidenziato che l’integrazione delle due tipologie d’impianto comporta vantaggi energetici che, in sinergia con i Certificati Verdi, si traducono in un consistente vantaggio economico e gestionale rispetto al caso base (ciclo combinato e termoutilizzatore separati). Lo studio, inoltre, ha messo in luce un indubbio punto di forza degli impianti integrati. In presenza di Certificati Verdi, infatti, la massimizzazione del guadagno d’esercizio annuo impone lo spegnimento del turbogas per meno di 250 ore l’anno, contro le oltre 3000 del ciclo combinato “stand alone” comportando così una diminuzione dello stress termo-meccanico e dei problemi di gestione del ciclo combinato che si riscontrano durante il ciclaggio del turbogas. Gli impianti esistenti, mantenendo la loro attuale configurazione, possono conseguire miglioramenti di affidabilità e disponibilità (e in una certa misura di rendimento) grazie all’applicazione di rivestimenti protettivi sui componenti potenzialmente soggetti a degrado da corrosione. I risultati delle prove di laboratorio e su impianto hanno confermato le ottime prestazioni dei riporti laser sviluppati, permettendo di aumentare considerevolmente la vita dei componenti critici soggetti a forte corrosione in esercizio. E’ stata condotta un’indagine conoscitiva presso gli operatori degli impianti di termovalorizzazione finalizzata all’identificazione delle criticità di esercizio degli impianti Waste-to-Energy, e delle esigenze di ricerca e sviluppo tra le quali si segnalano le tematiche riguardanti il controllo della combustione, la corrosione/erosione dei materiali, i sistemi di pulizia, i sistemi di filtrazione fumi e il recupero energetico.

Per garantire un impiego sostenibile della termovalorizzazione è necessario lo studio dei meccanismi di formazione dei microinquinanti organici, l’analisi e la definizione di criteri di monitoraggio delle emissioni così come l’individuazione e la valutazione di materiali catalitici innovativi che permettano di sviluppare tecnologie di abbattimento degli inquinanti più efficienti e maggiormente eco-compatibili di quelle attuali. Particolare attenzione è stata rivolta verso le diossine che possono essere presenti negli effluenti gassosi dei termovalorizzatori. L’attività sperimentale ha evidenziato che l’utilizzo di catalizzatori con elevato contenuto di ossido di vanadio (superiore a 3%) consente la conversione delle diossine in compositi meno nocivi che sono successivamente abbattuti dagli altri sistemi di filtrazione fumi presenti negli impianti

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