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Aspetti critici per la compatibilità degli impianti eolici con l’ambiente

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Aspetti critici per la compatibilità degli impianti eolici con l’ambiente

Come per le altre fonti di energia rinnovabili, anche lo sfruttamento dell’energia eolica per la produzione di elettricità è ritenuto obiettivo d’interesse generale per il Paese. Nell’ambito delle ricerche svolte da CESI a favore del sistema elettrico italiano è stata svolta una disamina dei possibili problemi di compatibilità degli impianti eolici con l’ambiente circostante. La conoscenza di tali problematiche, che possono condizionare lo sviluppo dello sfruttamento della fonte eolica, e dei possibili modi di superarle è fondamentale per conseguire gli obiettivi fissati dal Paese. La potenza di generazione da fonte eolica installata nel mondo era, alla fine del 1999, di circa 13.250 MW. Buona parte di questa potenza era installata in Europa (quasi 9.000 MW), negli Stati Uniti (oltre 2.500 MW), in India (quasi 1.100 MW) e in Cina (circa 300 MW). Esistono per il futuro obiettivi anche molto ambiziosi, come quello di 40 GW eolici installati in Europa entro il 2010, fatto proprio dalla Commissione Europea nel suo Libro bianco sulle fonti rinnovabili, e quelli di 10 GW al 2010 e 80 GW al 2020, concordati di recente fra il Department of Energy degli USA e l’industria del settore. La produzione di quantità significative di energia elettrica da fonte eolica può avvenire soltanto mediante centrali formate da numerosi aerogeneratori, dispersi sul territorio e costituiti da strutture di grandi dimensioni con parti rotanti. Gli aerogeneratori delle centrali sono infatti attualmente macchine con potenze nominali unitarie fra i 300 e i 750 kW, cui corrispondono diametri di rotore che stanno fra i 30 e i 50 m e altezze del mozzo del rotore dal suolo dell’ordine di 30-50 m. Stanno tuttavia penetrando sempre più sul mercato anche aerogeneratori con potenza dell’ordine di 1000-1600 kW, rotori di 60-70 m e altezze al mozzo fino ad 80 m. All’interno di una centrale, le macchine devono poi essere opportunamente distanziate per evitare reciproche interferenze aerodinamiche. Da queste caratteristiche deriva la maggior parte dei problemi connessi all’inserimento degli impianti eolici nell’ambiente, di cui si evidenziano qui di seguito i principali: • la notevole occupazione del suolo. La potenza installabile è dell’ordine di 5-10 MW per chilometro quadrato di terreno impegnato, con i valori più bassi tipicamente in terreni complessi. E’ però anche vero che non più del 2-3 % della superficie impegnata è effettivamente occupato dalle strutture dell’impianto, mentre il terreno rimanente può continuare ad essere utilizzato per altre attività (pascolo ecc.); • l’inserimento nel paesaggio. L’impatto visivo sul paesaggio può essere più o meno accentuato a seconda della taglia, della sagoma, del colore, del numero e della disposizione delle macchine. E’ abbastanza facile che possano sorgere problemi quando la presenza di aerogeneratori è molto fitta

nella stessa area. Si può anzi affermare che, al momento attuale, i problemi connessi all’impatto visivo sono la causa principale di opposizione ai progetti d’impianti eolici da parte delle Autorità e delle popolazioni locali; • le preoccupazioni per l’incolumità delle persone. E’ da rilevare che gli incidenti a persone dovuti ad aerogeneratori sono stati finora veramente rari, e praticamente nulli se ci si riferisce al pubblico in generale. Gli aerogeneratori vengono oggi progettati, costruiti e caratterizzati secondo precise norme messe a punto dalla IEC (International Electrotechnical Commission) e recepite dal CENELEC e quindi dal CEI (Comitato Elettrotecnico Italiano); • il rumore che può essere emesso dagli aerogeneratori in rotazione e quindi immesso nell’area circostante la centrale, in particolare nei luoghi abitati. Questo è, dopo l’impatto visivo, l’aspetto d’interferenza ambientale che suscita oggi la maggiore attenzione da parte delle Autorità e del pubblico. Secondo indicazioni frequentemente reperibili nella letteratura internazionale, in terreno aperto e pianeggiante un tipico aerogeneratore di media taglia dà luogo, già alla distanza di 150-200 m, ad un livello di rumore generalmente ritenuto accettabile per abitazioni rurali (per una centrale, questa distanza diventa di 500 m). E’ però sempre opportuno, soprattutto in aree con orografia complessa dove potrebbero aversi effetti di incanalamento, effettuare verifiche preliminari per ciascun progetto specifico, utilizzando opportuni modelli matematici previsionali; • le interferenze con le telecomunicazioni. Le pale in rotazione presentano un ostacolo mobile di grandi dimensioni alle onde elettromagnetiche, che possono così subire riflessioni e diffusioni. Le onde riflesse e diffuse, interferendo con quelle principali, possono causare distorsioni periodiche del segnale ricevuto, disturbando in particolare la ricezione delle trasmissioni televisive. L’esperienza, accompagnata da apposite misure in campo, ha dimostrato che questi effetti sono limitati ad un’area ristretta intorno all’aerogeneratore (dell’ordine del centinaio di metri) e sono comunque ridotti drasticamente dall’impiego, ormai generalizzato, di pale in materiali non conduttori (vetroresina e/o legno); • le interferenze con l’ecosistema, in particolare con la fauna. Si è sempre osservata una tranquilla convivenza degli animali al pascolo con gli aerogeneratori, anche in rotazione. L’unico aspetto ancora oggetto di discussione e d’indagine è oggi la possibile interferenza con la vita degli uccelli. Alcune ricerche effettuate negli scorsi anni presso centrali eoliche soprattutto in Danimarca, Olanda e Spagna non hanno però evidenziato danni all’avifauna che fossero più gravi di quelli normalmente causati dalle autostrade e dalle linee elettriche aeree. In Italia, in particolare, dove alla fine del 1999 la potenza eolica era di 282 MW, corrispondenti a 583 aerogeneratori, la maggior parte delle installazioni è concentrata nell’Italia meridionale, in un’area montuosa dell’Appennino nelle province di Benevento e Foggia. Tenuto conto dei progetti non ancora realizzati, nonché degli obiettivi del recente (1999) Libro bianco sulle rinnovabili (2.500 MW eolici al

2008-2012), sembra verosimile, in Italia, un’ulteriore espansione delle installazioni eoliche nei prossimi anni. Per quanto riguarda gli aspetti autorizzativi, non esiste al momento in Italia una legislazione specifica relativa agli impianti eolici. Chi intende realizzare uno di questi impianti deve presentare una richiesta di concessione edilizia al Comune nel cui territorio ricadrà l’impianto. Il Decreto legislativo n. 112 del 31.03.1998 ha delegato alle regioni le competenze in materia di Valutazione dell’Impatto Ambientale (VIA). Qualche regione italiana ha già emesso leggi che prevedono dichiarazioni d’impatto ambientale anche per gli impianti eolici. Una valutazione dell’impatto ambientale è comunque sempre consigliabile per coloro che propongono progetti di centrali eoliche al fine di facilitare l’iter autorizzativo e prevenire possibili opposizioni da parte delle Autorità e delle popolazioni locali. Tenuto conto delle potenze significative ormai messe in campo, è evidente che anche in Italia si sono già avute non poche esperienze dirette in merito ai problemi di inserimento ambientale di centrali eoliche nella specifica situazione nazionale. Queste esperienze hanno portato all’acquisizione di un bagaglio di informazioni e competenze di grande utilità per l’impostazione dei progetti futuri, e in particolare degli studi di più immediata applicazione per le pratiche autorizzative. Tra gli installatori in possesso di esperienze di più lungo periodo è da citare in modo particolare il Gruppo ENEL, che in Italia è stato il primo operatore, in ordine di tempo, ad occuparsi della realizzazione di centrali eoliche di produzione. Il Gruppo ENEL ha realizzato in passato due campi prova e due centrali eoliche di produzione. Ben tre di queste installazioni, cioè il campo prova di Acqua Spruzza e le due centrali di Monte Arci e Collarmele, ricadono in aree di notevole pregio naturalistico. Per le due centrali, in particolare, che si trovano all’interno di parchi regionali, sono stati svolti studi approfonditi su vari aspetti ritenuti potenzialmente critici per il loro inserimento ambientale. Il primo studio è stato quello relativo alla centrale di Monte Arci, con 34 unità da 320 kW e 33 m di diametro di rotore. Mancando precedenti esperienze relative a impianti di grandi dimensioni, lo studio ha considerato uno spettro di problematiche praticamente completo. I risultati emersi hanno evidenziato che i vincoli all’uso del territorio, anche in presenza di un’area protetta con flora e fauna di interesse naturalistico, non sono tali da escludere a priori l’installazione di una centrale eolica, se progettata in modo da interferire il meno possibile con l’ambiente preesistente. L’impatto sul paesaggio è risultato limitato, tenuto conto del fatto che la morfologia del terreno e la notevole dispersione delle macchine favoriscono l’assorbimento visivo dell’impianto. Gli effetti stimati del rumore sono accettabili, tenuto conto dei livelli di rumore immesso nell’area circostante, valutati mediante modelli matematici. Le possibili interferenze con le telecomunicazioni sono risultate trascurabili. La successiva realizzazione e l’esercizio della centrale hanno sinora confermato le conclusioni dello studio suddetto, il cui svolgimento si è d’altronde dimostrato un fattore chiave per il raggiungimento di una felice conclusione dell’iter autorizzativo.

L’esperienza acquisita con Monte Arci è poi servita da base per l’impostazione dello studio d’inserimento ambientale della centrale di Collarmele, con 36 unità monopala da 250 kW. In questo caso, si è proceduto dapprima ad una individuazione preliminare degli aspetti più critici, e solo in un secondo tempo ad un esame più approfondito, ma limitato a questi ultimi, cioè all’impatto sul paesaggio (studiato anche con l’ausilio di fotoinserimenti) e all’immissione di rumore in zone abitate (valutata con lo stesso procedimento usato per Monte Arci). La configurazione dell’impianto acusticamente ottimale individuata come sopra descritto ha coinciso poi in pratica con quella attuata nella realizzazione della centrale. Questo fatto ha contribuito senz’altro all’accettazione della centrale da parte della popolazione di Collarmele. Anche dal lato estetico, le viste reali dell’impianto inserito nel paesaggio sono risultate in buon accordo con quelle a suo tempo ottenute con i fotoinserimenti. Nella parte finale del rapporto vengono descritte con maggiore dettaglio le metodologie specifiche che l’ENEL/CESI ha sinora individuato e applicato per la valutazione dell’inserimento nel paesaggio e la previsione del rumore immesso. La metodologia per la valutazione delle implicazioni paesaggistiche si articola secondo tre livelli sequenziali di osservazione e di studio: • valutazione preliminare della sensibilità paesaggistica di un sito all’inserimento di una centrale anemoelettrica (valutazione volta a selezionare le località paesaggisticamente meno problematiche tra una rosa di siti già risultati idonei per quanto concerne la ventosità e gli altri requisiti tecnici); questo metodo parte dalla constatazione che il paesaggio moderno può essere sezionato nelle sue parti così da individuare alcuni indicatori numerici idonei a valutarne la trasformabilità in relazione all’immissione di forme nuove come gli aerogeneratori; • verifica della visibilità dell’impianto dai punti di vista più significativi del territorio e contestuale controllo di altri vincoli ambientali e tecnici attraverso la generazione di mappe di sensibilità sovrapponibili alla cartografia di base del territorio; il metodo si basa sulla tecnica di analisi di "intervisibilità tra punti di un modello digitale del terreno"; • fotoinserimenti del progetto volti a prefigurare alcuni scenari realistici dell’impianto inserito nel paesaggio. Per quanto concerne le valutazioni previsionali del rumore in vista della costruzione delle centrali di Monte Arci e Collarmele, la metodologia applicata è composta di due fasi: • caratterizzazione della rumorosità ambientale del sito prima della costruzione dell’impianto eolico, effettuata nell’area potenzialmente influenzata dall’esercizio della centrale, con un opportuno numero di postazioni di misura; • stima dell’immissione di rumore nell’ambiente dovuta agli aerogeneratori in esercizio, effettuata utilizzando un modello matematico denominato ENM (Environmental Noise Model, Tonin, 1984); il

modello ENM richiede una serie di dati d’ingresso relativi a: emissione acustica e posizione spaziale degli aerogeneratori; orografia del territorio; forma ed ubicazione di ostacoli; tipo di terreno; velocità e direzione del vento, umidità relativa, temperatura e gradiente termico verticale. Il potenziale disturbo indotto dall’impianto può poi essere valutato confrontando il livello sonoro complessivo stimato in un dato punto con il livello di rumorosità ambientale preesistente nella stessa località. In particolare, occorre verificare che l’incremento di livello sonoro non superi i limiti ammessi dalla legislazione in vigore. Come conclusione è da osservare che nessun aspetto di compatibilità ambientale dovrebbe essere trascurato a priori nello sviluppo di un progetto eolico, almeno finché non sia escluso che esso potrebbe rivelarsi critico per l’accettazione dell’impianto da parte della popolazione direttamente coinvolta. Ciò diventa tanto più necessario, se si considera che, anche in Italia, la richiesta di procedure di VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) per i progetti eolici da parte degli enti locali preposti sta ormai diventando sempre più diffusa. Oggi si può però affermare che, se attentamente e tempestivamente studiati, i problemi d’inserimento ambientale possono in generale essere risolti in modo da non costituire un ostacolo alla realizzazione di una centrale eolica, nemmeno in aree protette. Tuttavia, è evidente che la concentrazione d’impianti eolici in una data parte del territorio non potrà crescere oltre ogni limite. Esistono soglie di tollerabilità dipendenti da situazioni locali, soprattutto in aree densamente popolate o di pregio paesaggistico, storico e naturale, quali si hanno frequentemente in Europa.

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