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rapporti - Deliverable

“Public acceptability” ed attività di supporto alla regolamentazione delle attività di sequestro geologico della CO2

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“Public acceptability” ed attività di supporto alla regolamentazione delle attività di sequestro geologico della CO2

Nel presente Rapporto sono descritte le attività effettuate nell’ambito del progetto Caratterizzazione dei siti per lo stoccaggio della CO 2 , milestone 6.4 “Public Acceptance ed attività di supporto alla regolamentazione delle attività di sequestro geologico della CO 2 “. In particolare sono stati trattati gli aspetti legati alla normativa di riferimento ed alla necessità di revisione/implementazione della stessa, al fine di rendere le attività di sequestro geologico della CO 2 effettivamente realizzabili. A tal fine sono state analizzate le normative e gli accordi nazionali ed internazionali che regolano, soprattutto, l’iniezione della CO 2 nel sottosuolo e le attività svolte in acque internazionali (es. protocollo di Londra). Lo sforzo maggiore è stato indirizzato nel calare i concetti evidenziati in ambito internazionale nella realtà nazionale, al fine di individuare le mosse più opportune che il legislatore debba intraprendere per rendere l’intero processo di CCS fattibile piano autorizzativo e ben inquadrato a livello legislativo, con il massimo riguardo rispetto la protezione della salute pubblica e dell’ambiente. Inoltre si è cercato di tenere in debito conto le realtà locali dei territori che saranno prescelti per la realizzazione degli impianti di cattura e stoccaggio geologico, anche in termini di specifiche legislazioni regionali. Non è escluso che un tale processo risulti in proposte di emendamenti mirati a specifiche leggi (del tipo di quelli che permettono la reiniezione dei fluidi geotermici esausti nel sottosuolo) o all’esclusione del processo di stoccaggio geologico dalla normativa sui rifiuti, almeno per quanto concerne il concetto stesso di rifiuto. Un secondo importante aspetto legato alla necessità di implementazione normativa, riguarda le politiche di promozione ed incentivazione, sia a livello comunitario che nazionale, che dovrebbero in qualche modo includere la CCS nei processi che risultano in una “non emissione” di CO 2 in atmosfera: in primo luogo per gli aspetti legati all’emission trading, ma senza escludere la possibilità di assimilare, anche in modo parziale e con le dovute cautele, gli effetti della CCS a quelli delle energie rinnovabili, in termini di riduzione delle emissioni di gas serra. In tale ambito le attività di CESI Ricerca sono state orientate a capire quali strade si stiano percorrendo in ambito internazionale, così da fornire alle Autorità competenti strumenti di supporto decisionale, che possano essere d’aiuto per l’individuazione degli interventi necessari per rendere realmente fattibile il processo della CCS, in ambito nazionale, oltre che fornire supporto tecnico a livello comunitario. In particolare è stata presa in esame la normativa esistente e le problematiche connesse con lo sviluppo di un sistema normativo dedicato. Sono state fatte considerazioni sulla classificazione della CO 2 come rifiuto o come risorsa e sono state raccolte, valutate e classificate le normative e convenzioni internazionali che possono costituire utili riferimenti per lo sviluppo di una normativa dedicata alla tecnologia CCS. Tra le più rilevanti citiamo: • meeting of the OSPAR Commission (Stoccolma 2006), sullo stoccaggio di CO 2 nelle Strutture Geologiche Sottomarine; • Convenzione delle Nazioni Unite sulle leggi del mare, 1982 (UNCLOS) sul governo degli oceani e la protezione dell’ambiente marino. Questo trattato internazionale sollecita le varie nazioni a produrre pratiche e procedure di prevenzione del rischio ambientale, • Convenzione di Londra sulla Prevenzione dell’Inquinamento Marino da Depositi di Rifiuti o altro Materiale, 1972, • Protocollo di Londra, 1996, stabilisce nuove regole internazionali per consentire lo stoccaggio di CO 2 nel sottosuolo marino. Si tratta del primo documento che esplicitamente contempla e consente lo stoccaggio di CO 2 nel sottosuolo marino, anche se rimanda la regolamentazione a tempi futuri (novembre 2007); Sono anche state raccolte e classificate le direttive europee cui si può fare riferimento relativamente a singoli aspetti dell’attività di CCS, evidenziando i potenziali “vantaggi” e “svantaggi” derivanti dal loro utilizzo diretto. Tra queste. • Direttiva EIA (uso del suolo);

• Direttiva IPPC (controllo dell’inquinamento industriale); • Direttiva Seveso II (Major- Accident Hazard); • Direttiva sulla responsabilità ambientale. per la regolamentazione della scelta e caratterizzazione del sito; valutazione del rischio; progetto del sistema di gestione del rischio; monitoraggio dei potenziali recettori; standards del progetto tecnico; monitoraggio durante l’attività; standards per la chiusura di un sito; responsabilità. Di grande importanza, in tal senso, risulta la proposto una Direttiva della Commissione per consentire la cattura e lo stoccaggio geologico della CO 2 in maniera sicura per l’ambiente nell’Unione Europea, presentata ad inizio 2008 e di cui vengono riportate le linee essenziali. Relativamente alla situazione nazionale, sono stati considerano i possibili riferimenti nella legislazione esistente, tra cui: il "Technical support for an enabling policy framework for carbon dioxide capture and geological storage", Task 2, prodotto in aprile 2007 dalla Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea. Il documento conduce un esame dettagliato dei molteplici aspetti da considerare per lo sviluppo di una normativa che regoli le attività di cattura e stoccaggio della CO 2 . In particolare prende in esame: • gli impatti ed i rischi da considerare; • i requisiti di una normativa nei riguardi della valutazione e gestione del rischio prima, durante e dopo la chiusura dell’attività. • la questione del trasferimento di responsabilità. Sono poi state prese in considerazione le problematiche connesse con l’inclusione della tecnica CCS nello Schema dell’Emission Trading evidenziando luci ed ombre di una tale opzione. La tematica dell’accettabilità sociale del processo di CCS è stata affrontata prevalentemente a livello conoscitivo delle problematiche in gioco, ma si è anche cercato di predisporre un piano di lavoro sia a livello internazionale che nazionale. Ai fini della’accettabilità pubblica, le indagini fin qui svolte a livello internazionale hanno evidenziato la cruciale importanza di come il problema è mostrato e spiegato alla gente ed agli stakeholders. La chiave di volta è far comprendere alla popolazione come la CCS è solo un ponte che porterà, nel futuro, all’adozione di tecnologie alternative (es. fonti energetiche rinnovabili) o non un modo per sostenere il business dell’industria dei combustibili fossili. Ciò è anche fondamentale nell’orientamento di radicate associazioni ambientalistiche, disposte a supportare il ricorso al CCS solo come tecnologia di transizione verso un cambiamento sostanziale delle politiche di approvvigionamento energetico. Per instaurare un corretto dialogo con la popolazione che ospiterà il progetto di CCS, occorre quindi operare a diversi livelli: dai mezzi d’informazione di massa ad interventi mirati sul territorio, cercando di adattare gli strumenti informativi alla particolare platea alla quale ci si rivolge. Appare in ogni modo già evidente come il massimo sforzo deve essere intrapreso a livello educativo, attraverso un programma d’educazione ambientale che tocchi tutti i livelli scolastici dalla scuola primaria all’università. Su questi temi, ritenuti particolarmente complessi anche da paesi dove l’accettabilità sociale di altre tecnologie di forte impatto sulla pubblica opinione (es. termovalorizzatori, discariche, grandi opere) è cosa ormai consolidata, CESI Ricerca ha avviato un osservatorio per raccogliere i risultati delle esperienze già poste in atto a livello internazionale, al fine di individuare le criticità sulle quali intervenire con un serio programma di informazione alla popolazione. A tale proposito si ritiene fondamentale la partecipazione attiva alle Task Forces sull’argomento che sono in corso di attivazione all’interno del CSLF. L’attività svolta ha portato a una prima selezione dei possibili rischi (reali o anche solo percepiti dalla popolazione) insiti nel processo di stoccaggio geologico della CO 2 : tra questi vi sono i rilasci del gas in atmosfera o negli strati meno profondi del terreno, che creano situazioni di potenziale rischio per la salute di persone e animali e per l’ecosistema in genere, in particolare i processi individuati sono: fughe consistenti dovute a eventi naturali; fenomeni di lenta fuoriuscita legata a difetti nella struttura di impermeabilizzazione naturale dei depositi; fuoriuscite causate dalla reazione chimica della CO 2 con le strutture naturali dei serbatoi; fenomeni di migrazione della CO 2 ; fuoriuscite negli ambiente marini. Uno sforzo particolare è stato rivolto alla predisposizione di una bozza di piano di lavoro da implementarsi in ambito internazionale. Parallelemante sono state identificate una serie di attività che potrebbero essere poste in atto in tempi brevi sul territorio nazionale. Questo sono rivolte sia all’informazione e alla formazione scolastica che alla raccolta di informazioni puntuali sul territorio nazionale circa la posizione dell’opinione pubblica e degli Stakeholders rispetto alla CCS.

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