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Sottoprogetto PERFORMA: Il miglioramento delle performance ambientali del sistema elettrico Rapporto finale di sintesi del sottoprogetto (2000-2003) Rev. 1

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Sottoprogetto PERFORMA: Il miglioramento delle performance ambientali del sistema elettrico Rapporto finale di sintesi del sottoprogetto (2000-2003) Rev. 1

L’obiettivo principale del sottoprogetto PERFORMA è consistito nell’individuare e supportare metodologie di gestione finalizzate al miglioramento continuo delle performance ambientali dell’intero Sistema Elettrico Nazionale. Fondamentale a tal fine è risultata la definizione e valutazione di un sistema di indicatori di performance finalizzato alla quantificazione del miglioramento ambientale e alla comparabilità delle prestazioni dei diversi operatori del Settore Elettrico, nonché l’individuazione di strumenti di benchmarking utili al confronto tra le performance ambientali tra singole utility o tra utility diverse, oltre che all’individuazione delle aree di possibile miglioramento. Inoltre, lo sforzo di “standardizzazione” dei criteri di valutazione delle prestazioni ambientali degli impianti, ha portato alla necessità di predisporre linee guida per l’implementazione di un sistema di gestione ambientale certificabile (ISO 14000, EMAS) per le utility del settore elettroenergetico. In particolare, l’individuazione di un set di indicatori di prestazione ambientale condiviso e comune per tutte le Utility rappresenta uno strumento essenziale al fine di un credibile confronto tra le Utility stesse. La disponibilità di metodologie e valori di riferimento (benchmarking) permette poi di gerarchizzare le prestazioni ambientali tra le Utility conferendo alle Autorità di controllo ed al semplice utilizzatore finale una chiara indicazione sulla sforzi intrapresi delle Utility per la riduzione degli impatti sull’ambiente. Le attività svolte hanno riguardato l’analisi degli indicatori utilizzati, l’individuazione di un sistema di indicatori di performance ambientale finalizzato al Sistema Elettrico e lo sviluppo di una metodologia di benchmarking per il confronto tra le prestazioni ambientali delle utility. I risultati più significativi hanno riguardato l’individuazione di indicatori di performance per il settore elettrico, attraverso: analisi della normativa tecnica di riferimento per la valutazione delle performance ambientali, l’analisi delle principali classificazioni di indicatori di performance ambientale, l’analisi dei Rapporti Ambientali e delle Dichiarazioni Ambientali delle Utility elettriche nazionali, la sintesi degli indicatori ambientali utilizzati nei documenti analizzati ed il confronto con alcune esperienze internazionali. Nel contempo si è cercato di individuare una metodologia di Benchmarking per il settore elettrico, attraverso un approccio metodologico coinvolgente gli attori, il processo, le categorie e le fasi necessarie alla sua implementazione, la verifica dell’applicabilità del Benchmarking ai dati disponibili, l’analisi della documentazione esistente, l’analisi delle esperienze internazionali. Tra i maggiori e più originali risultati ottenuti sono da annoverare l’identificazione di un modello di standardizzazione per gli indicatori con particolare attenzione al settore Termoelettrico, Idroelettrico e Geotermoelettrico, l’identificazione degli aspetti ambientali dei settori di produzione elettrica e definizione di indicatori di performance, la definizione delle procedure e degli algoritmi di aggregazione degli indicatori individuati, che hanno portato alla definizione di una metodologia per individuare gli indicatori per ciascun sistema di produzione; la definizione degli indicatori per ciascun sistema di produzione, alla

definizione di una metodologia per l’aggregazione degli indicatori e la proposta di un set di indicatori ed indici condiviso. A titolo dimostrativo è stata operata un’applicazione del set di indicatori di performance proposto al comparto rifiuti. Parallelamente alla definizione dei criteri di confronto ed all’individuazione dei riferimenti comuni per le valutazioni, sono state attivate e portate a compimento nel triennio 2000-2003, una serie di azioni mirate, che hanno portato a porre in atto una serie di sperimentazioni di tipo comparativo, coinvolgenti i principali comparti ambientali, nell’ottica di giungere all’individuazione di soluzioni tecniche e tecnologiche in grado di incrementare le performance ambientali degli impianti. In tale ambito, le aree di intervento di maggior interesse hanno riguardato l’individuazione di linee comuni di gestione ambientale, l’ottimizzazione del ciclo delle acque, la minimizzazione dei rifiuti prodotti dal sistema elettrico e la progettazione e la realizzazione di sistemi adeguati di gestione, di controllo e di allarme. Tra i maggiori risultati ottenuti nel triennio 2000-2003, sono da citare le metodologie per la valutazione di indicatori a diverse scale di aggregazione (es. comparti termoelettrico e idroelettrico, singola utility, intero Settore Elettrico), i livelli di riferimento rispetto ai quali valutare il miglioramento ottenuto dalla gestione delle singole utility e dell’intero Settore Elettrico, le applicazione di tecniche e tecnologie operative per il miglioramento delle performance ambientali dei singoli impianti o di gruppi di impianti. Tra gli interventi di tipo applicativo, grande spazio è stato dedicato allo sviluppo di linee guida "tematiche" per affrontare casi specifici di interesse del Settore Elettrico, quali la qualificazione di rifiuti prodotti dal Settore Elettrico al fine di una loro valorizzazione mediante riutilizzo, secondo quanto previsto dalla più recente normativa Comunitaria. I maggiori risultati conseguiti in tale ambito sono associati alla predisposizione di un sistema di supporto decisionale per una gestione integrata dei rifiuti del sistema elettrico comprendente banche dati, algoritmi di calcolo e criteri di selezione. Inoltre, anche a fronte delle continua evoluzione della normativa europea, è stato dedicato spazio alla previsione della composizione e del potenziale impatto ambientale di rifiuti “nuovi” derivanti dall’utilizzo di combustibili alternativi (come le ceneri da combustione mista), a metodi speditivi, ma rigorosi di valutazione delle pericolosità dei rifiuti, al “declassamento” di rifiuti pericolosi (ceneri da olio combustibile) a materiali con inferiori pericolosità e costi di smaltimento inferiori, o riutilizzabili. La partecipazione al processo normativo di sviluppo di metodi comuni a livello europeo ha rappresentato uno degli strumenti più efficaci per la normalizzazione degli approcci tecnici ai problemi operativi delle utility al fine di una corretta ed omogenea valutazione delle performance ambientali. In tale contesto gli ambito seguiti sono stati: UNI, Commissione Ambiente (Qualità dell’aria, Sistemi di Gestione Ambientale, Suolo e Rifiuti, Impatto Ambientale) e gruppi internazionali (CEN TC 264 e 292 ISO TC 207); UNICHIM, Commissioni Qualità dell’acqua, Suoli e falde contaminati: I principali risultati raggiunti hanno riguardato la caratterizzazione delle emissioni gassose (metalli in traccia, H2S, SOx, O2, CO, NOx) e gestione delle centraline SME, e i metodi di campionamento e caratterizzazione di rifiuti (IPA, PCB, diossine, idrocarburi, ecc..

La tematica della tecnologie di abbattimento di inquinanti nelle acque di scarico, intese in termini di miglioramento delle prestazioni ambientali degli impianti, è stata perseguita attraverso la qualificazione e la promozione di sistemi di trattamento dei reflui acquosi maggiormente eco-compatibili rispetto a quelli attualmente in uso, in termini di minore produzione di fanghi e limitato utilizzo di reagenti chimici che, per altro, possono portare anche ad un significativo decremento dei costi di esercizio. In tale ambito, i maggiori risultati ottenuti in tale ambito sono stati la disamina delle problematiche connesse al ciclo delle acque negli impianti di produzione elettrica con riferimento alle soluzioni impiantistiche e ai requisiti di qualità (Dlgs. 152/1999 e 258/2000, l’applicabilità della fitodepurazione come stadio secondario o terziario, la verifica dell’abbattimento di composti organici recalcitranti nelle acque reflue (IPA: fenantrene, pirene e benzo(a)pirene) mediante degradazione microbica in bioreattore e l’analisi di applicabilità e costi e benefici di sistemi di trattamento alternativi ai fanghi attivi per la depurazione di reflui civili in piccoli bacini di utenza. Tra le tematiche ambientali di interesse sono state incluse anche le sperimentazioni relative alle tecniche e tecnologie di recupero di siti contaminati di più recente introduzione, soprattutto in linee all’interesse ed alle necessità nate dall’introduzione della Legge 426/98 “Nuovi interventi in campo ambientale” individua e classifica una serie di siti contaminati che necessitano interventi di bonifica in tempi ristretti, emergendo, tra questi siti alcuni di interesse del settore elettrico. I risultati più significativi in tale ambito di ricerca hanno riguardato la redazione di linee guida per il campionamento di matrici ambientali in siti contaminati e per il pretrattamento di campo dei campioni sulla base del DM 25/10/99 n. 471, la caratterizzazione di prodotti commerciali ed innovativi idonei ad essere utilizzati in azioni di bonifica ed uno studio di fattibilità di risanamento di siti contaminati mediante specie vegetali. Attività in corso. Tra le problematiche di più stretto interesse dei gestori degli impianti, ma non prive di ricadute ambientali, è stato trattato il problema della minimizzazione dell’impatto dei trattamenti anti-biofouling, che coinvolgono il trattamento di ingenti masse d’acqua e rappresentano un potenziale impatto sulle comunità bentoniche residenti nella zona interessato dagli scarichi delle acque di raffreddamento. A tal proposito i più significativi risultati raggiunti hanno riguardato la disanima delle normative che regolano i trattamenti anti-biofouling dei circuiti di raffreddamento delle centrali termoelettriche nei principali paesi europei, la stesura di una rassegna delle caratteristiche di efficacia/impatto ambientale dei principali trattamenti tradizionali e innovativi (biossido di cloro, acido peracetico, ammine filmanti, sali di ammonio quaternario, vernici antivegetative, prodotti di origine naturale), l’analisi dei sistemi di monitoraggio e di controllo dei trattamenti, il miglioramento della tecnologia di produzione elettrochimica di ossidante in acqua di mare in situ (riduzione di prodotti tossici allo scarico) e l’applicazione dimostrativa a casi studio mirati. Le attività di ricerca sono state divulgate a livello scientifico attraverso la pubblicazione di articoli su riviste scientifiche nazionali ed internazionali ed attraverso la partecipazione a convegni sia in Italia che all’estero.

L’interesse nei risultati dell’attività di normazione condotta a livello nazionale ed europeo è stato più volte espresso sia da Enti nazionali di ricerca (ENEA, CNR, Università) sia da Enti istituzionali (Ministero dell’Ambiente, ARPA Lombardia, ANPA), sia da numerose realtà produttiva di piccola, media e grande dimensione associati ad UNI ed UNICHIM). Con tutti gli Enti e le industrie citate esistono contatti attivi e proficui. Gli studi relativa alla ottimizzazione di procedure alternative di trattamento delle acque e di bonifica hanno trovato interesse sia in ambito universitario e di ricerca in generale, sia presso potenziali utilizzatori finali dei risultati (Utility, Industrie di produzione di sistemi e prodotti per il disinquinamento).

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