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Stima delle emissioni di gas serra prodotte da incendi boschivi in Italia

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Stima delle emissioni di gas serra prodotte da incendi boschivi in Italia

Recently updated on Aprile 7th, 2021 at 01:28 pm

Gli incendi boschivi interessano annualmente estese porzioni del territorio italiano e costituiscono uno dei principali agenti di impoverimento e degrado del patrimonio boschivo. Nel periodo 1970 – 2000, secondo i dati del Ministero per le Politiche Agricole e Forestali, oltre 300.000 incendi hanno interessato una superficie complessiva di tre milioni di ettari, di cui la metà boscata. Annualmente lo 0.5% della superficie boscata italiana risulta colpita da questo fenomeno; in alcune regioni quali Puglia, Calabria e Sicilia questo valore supera l’1% e raggiunge il 2% in Liguria (Ministero per l’Ambiente, 1992). La superficie percorsa dal fuoco annualmente è andata aumentando a partire dai primi anni settanta e interessa oggi oltre 100.000 ha/anno, metà dei quali boscati. Tra le principali conseguenze di carattere ecologico indotte da questo fenomeno vi sono il sostanziale degrado delle aree colpite, con una semplificazione degli ecosistemi e la riduzione del numero delle specie vegetali e animali presenti, la prolungata assenza di protezione del suolo fornita dal manto vegetale con conseguente incremento dei fenomeni erosivi, la riduzione della fertilità dei suoli, l’emissione di gas serra. Da un punto di vista economico l’incendio di superfici boscate provoca un danno immediato per la distruzione di materiale legnoso ma soprattutto per la perdita di elementi di interesse paesaggistico, turistico e ricreativo delle aree colpite. Il fenomeno degli incendi investe il bosco in tutte le sue molteplici funzioni, procurando danni diretti ed indiretti. I primi, facilmente valutabili, sono rappresentati dal valore della massa legnosa; i secondi, più’ difficilmente stimabili, sono connessi alle funzioni cosiddette "senza prezzo", quali: la difesa idrogeologica, la conservazione naturalistica, il richiamo turistico, le possibilità di lavoro per numerose categorie. La quasi totalità degli incendi boschivi può essere imputata all’uomo per azioni di natura dolosa o colposa, mentre le cause naturali hanno una rilevanza del tutto trascurabile (Provincia di Genova, 1984). L’incendio del bosco e’ un processo rapidissimo di decomposizione, che avviene solo in presenza del combustibile, qual è il materiale vegetale, dell’ossigeno e di una piccola quantità di calore ad alto potenziale, che determina lo sviluppo a catena del processo stesso. L’insorgenza di un incendio ha quindi una causa scatenante, l’innesco, ed una situazione predisponente il fenomeno, rappresentata dall’aridità più o meno accentuata del suolo e dal contenuto in acqua della vegetazione. Il fattore climatico e I’andamento stagionale di diversi parametri di carattere meteorologico hanno una notevole influenza nel creare le condizioni favorevoli allo sviluppo ed alla propagazione degli incendi boschivi e, nel caso di fulmini, anche nel determinarli direttamente, circostanza questa pero’ non molto frequente. In sintesi, tra i fattori che concorrono a facilitare l’insorgenza degli incendi boschivi, rivestono una particolare importanza • la presenza di condizioni meteorologiche favorevoli, quali l’assenza prolungata di precipitazioni, vento forte, elevata temperatura dell’aria, ecc.; • le caratteristiche della copertura vegetale (composizione, struttura, densità, presenza di sottobosco, abbondanza relativa di massa vegetale viva e morta, ecc.); • la presenza di una causa di innesco.

Alcune attività umane (bruciatura di stoppie, debbio, pulizia di giardini) e comportamenti imprudenti o negligenti possono costituire una causa di insorgenza di incendi. Nella maggior parte dei casi tuttavia si ritiene che la causa principale degli incendi sia da attribuire ad azioni di carattere doloso. Possiamo distinguere, in quest’ambito, varie forme di fenomeni e di materiali coinvolti: • distruzione con il fuoco di residui di colture agricole, • incendi finalizzati all’incremento della superficie agricola, • incendi colposi/dolosi non finalizzati all’incremento della superficie agricola. In numerose regioni del pianeta la raccolta indiscriminata e combustione di biomasse per uso domestico contribuiscono alla riduzione della superficie boscata. L’assenza di interventi di ripristino e di una corretta gestione delle risorse forestali forniscono un ulteriore contributo alla produzione di gas-serra. Ai diversi fenomeni citati in precedenza corrispondono diverse modalità di combustione (prevalenza della fase di fiamma, prevalenza della fase di combustione lenta, combustioni miste) che danno origine a proporzioni diverse di gas prodotti. Tra gli incendi che interessano le foreste la composizione della biomassa e la presenza di particolari sostanze quali, ad esempio, le resine, possono influire sulla composizione complessiva dei gas prodotti dalla combustione del materiale vegetale. Il contenimento del fenomeno degli incendi boschivi rappresenta una problematica ambientale assai rilevante che viene affrontata nei diversi paesi interessati attraverso diversi strumenti di prevenzione, previsione, localizzazione e di intervento sul fuoco. Un effetto meno noto connesso al fenomeno degli incendi è legato all’emissione di composti (gas) che possono influire sui meccanismi di regolazione del clima del pianeta (gas ad effetto serra o gas-serra). A questo proposito va ricordato che l’aumento dell’effetto serra del pianeta è pilotato da diversi gas presenti in atmosfera in concentrazioni molto modeste (da parti per milione fino a parti per miliardo). Dall’inizio dell’era industriale la concentrazione di questi composti è andata aumentando. Gas, quali il biossido di carbonio (CO 2 ), il metano (CH 4 ), il protossido di azoto (N 2 O) e l’ozono troposferico, composti in grado di assorbire la radiazione infrarossa emessa dal sistema terra-atmosfera sono da tempo in crescita a seguito dell’incremento delle attività antropiche. La sola concentrazione di CO 2 in atmosfera è aumentata di circa il 30% dall’inizio dell’era industriale, da circa 280 a 365 ppm (Intergovernmental Panel on Climate Change, 2001). Per il CH 4 si è registrato un aumento da circa 700 a 1745 ppb mentre la concentrazione di N 2 O è salita da 270 a 314 ppb (Intergovernmental Panel on Climate Change, 2001). La combustione di biomasse vive e morte rappresenta a scala globale un fenomeno di particolare importanza nell’ambito delle diverse fonti di emissione di CO 2 , come pure di altri gas ad effetto serra. Attualmente la distruzione della copertura forestale e gli incendi delle praterie delle regioni a clima più asciutto (savane) mediante incendio contribuiscono per circa il 30% alle emissioni complessive di CO 2 in atmosfera. Andrasko et al. (1990) ritengono che la combustione di biomasse a livello globale possa essere drasticamente ridotta con interventi sulle pratiche agronomiche al fine di ridurre la pressione sulle superfici boscate e attraverso strumenti di sorveglianza e lotta agli incendi più efficaci. Una riduzione della superficie percorsa dagli incendi consentirebbe di contenere le emissioni dei gas ad effetto serra direttamente prodotti dal

passaggio del fuoco ma anche di limitare il rilascio dal suolo di gas con la stessa azione emessi successivamente al passaggio del fuoco. Tali emissioni, di difficile stima su scala globale, sono state misurate nel corso di alcune prove sperimentali ed hanno evidenziato consistenti flussi di NO e di CH 4 dal suolo verso l’atmosfera (Sebacher et al., 1985; Levine J.S., 1994). Con gli impegni conseguenti al Protocollo di Kyoto le misure di contenimento delle emissioni di gas ad effetto serra abbracceranno numerosi settori di attività. La riduzione del fenomeno degli incendi boschivi e, più in generale, della distruzione con il fuoco di biomasse vegetali potrà fornire un contributo al raggiungimento degli obiettivi. Pur rappresentando nei paesi europei una fonte minore di emissione di gas ad effetto serra gli incendi boschivi costituiscono un tema di carattere ambientale di notevole importanza, in particolare per i paesi del bacino del Mediterraneo. Una riduzione della loro incidenza comporta, oltre agli evidenti benefici di carattere ecologico, sociale ed economico, anche un contributo al contenimento delle emissioni di gas ad effetto serra in atmosfera. Per poter sviluppare un quadro più dettagliato delle prospettive e delle potenzialità di interventi mirati è tuttavia necessario procedere ad una quantificazione delle emissioni attuali. Nel presente rapporto si è quindi analizzato il fenomeno degli incendi boschivi in Italia sotto il particolare punto di vista delle emissioni di gas ad effetto serra. Il procedimento utilizzato è consistito nella creazione di un dataset relativo agli incendi suddiviso per regione e per tipologia delle aree interessate dagli incendi. Successivamente si è provveduto a calcolare la biomassa bruciabile e, attraverso un affinamento di questi dati, a individuare la biomassa bruciata e l’emissione di CO 2 . Sulla base dei valori di rateo di emissione normalizzati per questo gas si sono quantificate le emissioni di altri composti pervenendo ad una stima complessiva degli apporti di gas ad effetto serra conseguenti al fenomeno degli incendi boschivi in Italia.

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