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Studio sull’interrimento dei bacini idroelettrici

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Studio sull’interrimento dei bacini idroelettrici

Recently updated on Aprile 7th, 2021 at 12:30 pm

L’attività di quest’anno ha avuto come scopo: 1. di individuare e applicare, in maniera sperimentale, delle metodologie di stima delle quantità di sedimenti potenzialmente disponibili nei bacini idrologici sottesi; 2. di valutare la qualità dei materiali interriti, in un bacino idroelettrico pilota, anche nell’ottica di realizzare degli sfangamenti; 3. di applicare, in via sperimentale, metodologie di valutazione degli effetti delle attività di sfangamento sull’ambiente acquatico a valle di ritenute. Formazione dei depositi di interrimento Nell’intento di realizzare uno studio, seppur di primo approccio al problema della formazione dei depositi di interrimento, che fosse applicabile a diverse realtà geologiche e morfologiche rappresentative del territorio nazionale si è ipotizzato di applicare l’analisi geomorfologica quantitativa a due bacini alpini, due Appennini centrali e due Appennini meridionali. Per questo primo anno l’attività si è concentrata in soli tre bacini: • il bacino Castello, in provincia di Cuneo (Alpi Ovest), ubicato sul Fiume Varaita (Bacino del Po); • il bacino di Pian di Palu, in Provincia di Trento (Alpi Est), ubicato sul Torrente Travignolo (Bacino dell’Adige); • il bacino di Gramolazzo, in provincia di Lucca (Appennino centrale), ubicato su un affluente del Fiume Serchio (Bacino del Serchio). Lo studio, completato per tutti e tre i bacini individuati, innanzitutto, ha messo in evidenza, l’applicabilità del metodo che non richiede particolari documentazioni né indagini in campo; inoltre ha fornito risultati che sono decisamente soddisfacenti sia perché confrontabili con dati misurati o calcolati da altri enti, sia perché, confrontati fra loro, evidenziano le caratteristiche specifiche dei tre bacini. Valutazione della qualità dei materiali interriti L’attività sperimentale è stata tutta effettuata sul bacino di Gramolazzo, sul torrente Acqua Bianca, in Regione Toscana, Provincia di Lucca, gestito attualmente da ERGA. La scelta del bacino di Gramolazzo è stata determinata, oltre che dalle caratteristiche intrinseche del bacino che lo rendevano idoneo agli studi ed alle misure previste, anche dal fatto che si è voluto ottimizzare l’attività in campo con altre linee di ricerca. Per valutare la quantità di solidi sospesi presenti, sono state realizzate tre campagne, in giugno luglio e agosto, di raccolta di campioni di acqua, in diversi punti del bacino e a differenti profondità. Dai risultati delle analisi appare che il carico di particolato, presente nel bacino, è piuttosto basso, il che indicherebbe un tasso di interrimento non eccessivo. In giugno sono stati anche raccolti, in tre punti del bacino, campioni di sedimento di fondo con l’obiettivo di analizzarli non solo con riferimento al Decreto Legislativo del Governo n° 22 del

05/02/1997 (Ronchi) e successive modifiche e aggiornamenti, ma anche in maniera più ampia per dare una valutazione sulla qualità dei sedimenti interriti che sono, generalmente, destinati ad essere sfangati per manutenere gli organi di scarico degli sbarramenti. In particolare i campioni sono stati analizzati oltre che sotto il profilo chimico anche sotto quello della fitotossicità. Effetti degli sfangamenti a valle delle ritenute Il programma prevedeva, dopo una prima campagna di "bianco", la realizzazione di una seconda campagna, per la misura dei parametri chimico – fisici (solidi sospesi, ossigeno disciolto, ecc.) e di quelli biologici (IBE, protocollo III dell’EPA, indice di embeddedness), dopo una fase di piena o svaso controllato nell’ottica di studiare l’effetto delle piene o delle operazioni di svaso e di spurgo del bacino sull’habitat fluviale e sulla qualità del ciclo vitale dei pesci. In Aprile è stata realizzata la prima campagna: • per quanto riguarda la fauna ittica si osserva un marcata dominanza del vairone rispetto alle altre specie rinvenute (65%), cui segue la trota fario e in misura minore il cavedano; il barbo comune e il barbo canino costituiscono invece una porzione esigua della comunità ittica; • per quanto riguarda il campionamento quantitativo della fauna macrobentonica, nel tratto indagato sono stati effettuati dei rilievi di macrobenthos in due differenti mesohabitat, cioè un run e un riffle, con un totale di individui rispettivamente di 430 e 1181; • per quanto riguarda i parametri fisici, che consentono di esprimere un giudizio qualitativo rispetto all’idoneità del substrato alla deposizione ed incubazione delle uova dell’ittiofauna, sono stati misurati ed applicati la percentuale di riempimento (embeddedness) e l’ISI (indice di spazio interstiziale); i valori centrali (media e mediana) del parametro percentuale di riempimento indicano una qualità di substrato, per quanto concerne i processi vitali dei pesci, collocabile in posizione intermedia tra discreta e buona, l’ISI, invece, non consente di esprimere un giudizio assoluto, ma è più idoneo a descrivere l’evoluzione nel tempo della qualità del substrato, o a confrontare la qualità del substrato di diversi corsi d’acqua. Non si sono, invece, realizzate le condizioni idrologiche e di esercizio necessarie all’attuazione della seconda campagna.

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