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Metodologia per la valutazione integrata delle pericolosità geologiche per il sistema elettro-energetico italiano

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Metodologia per la valutazione integrata delle pericolosità geologiche per il sistema elettro-energetico italiano

Le simulazioni del terremoto dell’Irpinia del 1980 sono state migliorate testando diversi modelli di faglia. Sono stati inoltre simulati diversi scenari di terremoti con diversa magnitudo. Parallelamente all’analisi bibliografica sulla vulnerabilità sismica delle turbine eoliche, è stata effettuata un’applicazione prototipale di una simulazione numerica “fault-to-structure”. Infine, sono state confrontate le mappe di suscettibilità a franare generate da due diverse metodologie per gli elettrodotti presenti nella regione Campania.

La conoscenza delle forzanti geologiche cui possono essere sottoposti gli elementi nevralgici del sistema elettro-energetico (SEE) è fondamentale per garantirne il funzionamento in sicurezza, individuarne i rischi e proporre soluzioni migliorative. Per questo motivo nel triennio di Ricerca di Sistema 2022-2024 è stata intrapresa un’attività di ricerca specifica sul tema della resilienza del SEE in merito allo studio delle forzanti sismiche e da frana, sviluppando una metodologia applicata alla regione Campania.

 

Per quanto riguarda lo studio delle forzanti sismiche, utilizzando un nuovo modello numerico, le simulazioni del terremoto dell’Irpinia del 1980 sono state migliorate testando diversi modelli di faglia e sono stati inoltre simulati diversi scenari di terremoti con diversa magnitudo. I risultati delle simulazioni numeriche del terremoto di Mw = 6.8 sono in ragionevole accordo con le osservazioni e, in aggiunta, gli scenari di scuotimento, forniscono valori attendibili.

 

In una seconda fase dell’attività, parallelamente all’analisi bibliografica sulla vulnerabilità sismica delle turbine eoliche è stata effettuata un’applicazione prototipale di una simulazione numerica “fault-to-structure” completamente accoppiata per stimare la risposta sismica di tali strutture. Come applicazione dimostrativa, la simulazione del terremoto del 1980 è stata accoppiata con quella di un parco eolico idealizzato, situato molto vicino alla faglia, con turbine approssimate come sistemi lineari a due gradi di libertà.

 

Tale simulazione evidenzia la fattibilità e il potenziale di un simile approccio accoppiato per analisi di interazione suolo-struttura più complesse nel settore industriale energetico.

 

Infine, è stata sviluppata una metodologia per la definizione alla suscettibilità a franare in contesti carbonatici/vulcanici e terrigeni alla scala regionale. Tale metodologia ha permesso innanzitutto di individuare le aree che sono esenti da possibili fenomeni franosi, identificando così quelle idonee e sicure per possibili ampliamenti della rete elettrica.

 

Sono poi stati definiti i punti della rete elettrica che ricadono in settori ad alta suscettibilità a franare da sottoporre a maggiore attenzione per studi di approfondimento di carattere prevalentemente geomorfologico. I risultati ottenuti sono stati confrontati con le mappe di suscettibilità ottenute dal modello LOGIT. Nonostante alcuni limiti legati alla diversa risoluzione dei dati di input, entrambe le mappature sono concordi nell’individuare le aree a suscettibilità più critica.

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