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PMI e district sharing: criteri e potenzialità

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PMI e district sharing: criteri e potenzialità

Sulla spinta degli sfidanti obiettivi di decarbonizzazione dell’economia, occorre che l’industria si orienti sempre più verso le opportunità di riduzione dei consumi offerte dall’innovazione digitale, dall’IoT e dalla visione circolare dell’economia. E’ su questo ultimo aspetto che si concentra il presente rapporto, che va ad analizzare quali sono le prospettive della simbiosi industriale, in un’ottica di condivisione delle risorse energetiche, di materie prime e di scarti, tra le piccole e medie imprese collocate nella stessa zona o provincia. Lo studio descritto si colloca all’interno di un’attività triennale volta a stimare le potenzialità del district sharing in Italia.

L’innovazione digitale degli ultimi anni, e la sempre maggiore attenzione ai temi della sostenibilità ambientale, hanno dato inizio a una vera e propria rivoluzione industriale.

La progressiva evoluzione dell’IoT, delle strumentazioni di misura e lo sviluppo di sistemi automatizzati di rilevazione, acquisizione e archiviazione dei dati, hanno agevolato e potenziato la diffusione di sistemi di controllo e gestione dei processi di produzione. E’ un approccio di discontinuità rispetto al passato, in cui la gestione efficiente dell’energia costituisce un punto di comune denominatore e un passaggio obbligato per la soluzione di molte criticità che insistono sulle imprese: non più “efficienza energetica”, ma “efficienza del sistema”.

Parallelamente, sotto la spinta degli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, si sono sviluppate numerose tematiche legate alla sostenibilità ambientale dei processi industriali. In particolare ci si è posti l’obiettivo di cambiare il modello attuale di produzione e di consumo per ottenere una gestione efficiente e sostenibile delle risorse naturali, in linea con il principio “Doing more and better with less”. Ha così ottenuto sempre più importanza l’idea di economia circolare, cioè un modello economico che supera il vecchio sistema lineare basato sul “take, make, dispose” e cerca di riutilizzare in modo diverso tutti i prodotti e i sottoprodotti in modo da minimizzare o, addirittura, annullare la quantità di rifiuti prodotta in un determinato ciclo.

Una delle declinazioni dell’economia circolare, quella che più coinvolge il mondo delle imprese, è la simbiosi industriale. Utilizzando un’analogia con gli ecosistemi naturali, si può parlare di “simbiosi industriale” quando industrie tradizionalmente separate vengono coinvolte con un approccio integrato attraverso lo scambio di materia, energia, acqua e sottoprodotti. Questo tipo di visione permette anche alle piccole e medie imprese di accedere e prendere parte all’efficientamento dei processi produttivi e dell’utilizzo ottimale delle risorse. Infatti, gli interventi di efficienza energetica non sono sempre facilmente applicabili in stabilimenti di piccole e medie dimensioni. Diventa quindi necessario ripensare a questo concetto dal punto di vista di gruppi di stabilimenti (di varie dimensioni) che si trovano limitrofi geograficamente e possono condividere flussi di energia e materia. In particolare, ci si propone di andare a valutare le potenzialità derivanti dallo sfruttamento di energia e materia in cooperazione, tramite la generazione condivisa di energia elettrica e termica ed il riciclo di cascami termici e materiali di scarto, prodotti da uno stabilimento, in stabilimenti limitrofi, minimizzando quindi i costi di trasporto e le perdite energetiche dovute alla distanza.

Nel presente rapporto viene costruito uno “stato dell’arte” che consenta di stabilire criteri per l’individuazione sul territorio di aree e conduzioni produttive compatibili con l’applicazione della filosofia di “district sharing”. Questo studio costituisce il primo obiettivo di un’attività triennale volta a stimare le potenzialità del district sharing in Italia ed individuare quali sarebbero le zone maggiormente adatte ad adottare questo tipo di simbiosi industriale. Il passo successivo sarà individuare gli insediamenti industriali caratterizzati da imprese medio piccole appartenenti a settori diversi ma con affinità che rendano possibile una condivisione delle risorse.

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