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rapporti - Deliverable

Valutazione del contributo degli impianti di pompaggio idroelettrico alla flessibilità del sistema

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Valutazione del contributo degli impianti di pompaggio idroelettrico alla flessibilità del sistema

Il rapporto analizza i risultati di un modello di simulazione oraria energetica e idraulica applicato in Sicilia, valutando il contributo degli impianti potenziali di pompaggio idroelettrico, sia tradizionali che marini, alla flessibilità del sistema energetico. Con una capacità potenziale regionale totale di 2.659 MW, possono ridurre fino a 190.000 tonnellate di CO₂ annue nel 2030 e garantire un’integrazione delle fonti rinnovabili non programmabili di circa il 41%.

Il presente lavoro analizza il contributo degli impianti di pompaggio idroelettrico, sia tradizionali (PHES Pumped Hydro Energy Storage) che marini (SWPHES Seawater Pumped Hydro Energy Storage), alla flessibilità del sistema energetico in Sicilia, con particolare attenzione all’integrazione delle Fonti Rinnovabili Non Programmabili (FRNP).

 

La natura intermittente di eolico e fotovoltaico richiede soluzioni avanzate per il bilanciamento della rete, e il pompaggio idroelettrico si conferma una tecnologia chiave per migliorare la stabilità della rete e ridurre le emissioni di CO₂. Attraverso un modello di simulazione oraria energetica e idraulica su scala annuale applicato in Sicilia, sono stati analizzati scenari di integrazione storici (2023) e futuri (2030 e 2050).

 

La capacità complessiva potenziale degli impianti considerati raggiunge i 2.659 MW, suddivisi in 1.008 MW per gli impianti tradizionali e 1.651 MW per quelli marini, capaci di soddisfare il fabbisogno di accumulo stimato per la regione (20,4 GWh). Gli impianti marini, sfruttando il mare come invaso inferiore, rappresentano una soluzione resiliente in contesti di sofferenza idrica, integrando o sostituendo gli invasi tradizionali in scenari di stress idrico.

 

Le simulazioni hanno mostrato che gli impianti di pompaggio potrebbero ridurre fino a circa 190.000 tonnellate di CO₂ annue al 2030, migliorando l’integrazione delle FRNP con tassi del 41% al 2030 e del 27% al 2050. Anche con la diminuzione del volume utile degli invasi tradizionali, come nel caso di Rosamarina, le variazioni della curva di invaso non hanno influenzato significativamente gli indicatori di integrazione o di riduzione delle emissioni CO₂, confermando la robustezza della tecnologia.

 

Il rapporto evidenzia l’urgenza di investimenti infrastrutturali per favorire l’adozione degli impianti di pompaggio in Sicilia. La complementarità tra impianti tradizionali e marini si rivela una soluzione sostenibile e affidabile per affrontare le sfide climatiche, promuovere la decarbonizzazione e garantire la sicurezza del sistema elettrico regionale e nazionale.

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